Il diritto alla disconnessione va garantito e reso effettivo in ogni caso di utilizzo della tecnologia. Nel nostro ordinamento è però disciplinato dalla legge solo con riferimento allo smart working, e sono stati i CCNL a integrare tale lacuna; guardando a uno scenario futuro, deve darsi atto di un disegno di legge che si prefigge di delinearne la disciplina.
L’AI Act non obbliga alla correzione delle distorsioni prodotte dai sistemi di AI. Quando gli output riguardino dati personali, si applica il GDPR che impone la rettifica delle informazioni inesatte.
L'AI Act non commina direttamente alcuna sanzione; rimette, infatti, agli Stati membri il compito di definire le norme specifiche sulle sanzioni e sulle altre misure di esecuzione applicabili alle violazioni degli operatori, con 3 requisiti: devono essere effettive, proporzionate e dissuasive e tenere conto degli interessi delle PMI e della loro sostenibilità economica.
La privacy influenza la validità e l’esecuzione dei contratti commerciali. Sono, ormai, molti i casi in cui il rispetto del GDPR (Regolamento UE sulla privacy 2016/679) incide sull’autonomia negoziale, sia nei rapporti B2B sia nei rapporti B2C.
L’EDPB ha elaborato un modello di notificazione dei data breach, con descrizioni più dettagliate delle violazioni dei dati personali. Tra i soggetti notificanti viene inserito il DPO. In parallelo si attendono le semplificazioni dell’adempimento per le microimprese e le revisioni del “Digital Omnibus”.
Prosegue l’analisi di adempimenti e obblighi previsti dall’AI ACT e che entreranno in vigore dal prossimo 2 agosto 2026. In questo contributo analizziamo le verifiche del deployer di sistemi di AI, tra cui l’uso di sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica.
Un'impresa, dopo aver analizzato i dati personali di una dipendente, la accusa di aver venduto senza autorizzazione beni aziendali. Ma tali prove sono utilizzabili in giudizio solo se raccolte nel rispetto dei principi fondamentali del GDPR: lo ha chiarito la CGUE con la Sentenza 18 giugno 2026 C-484/24.
La mancata collaborazione con l’autorità di controllo espone a sanzione amministrativa fino a 20 milioni di euro, ma sull’importo le norme UE e quelle italiane sono disallineate. È indispensabile trovare un bilanciamento tra dovere di cooperare e diritto a non autoaccusarsi.
Lo schema di D.Lgs. approvato dal CDM il 4.6.2026 riscrive l’art. 34-bis D.Lgs. 231/2007, istituendo presso il Consiglio Nazionale del Notariato un organismo di gestione accentrata dei dati AML. Vediamo in questo contributo le ipotizzabili conseguenze giuridiche e operative legate all’eventuale conferma del nuovo testo.
Le Leggi UE e italiane su AI e privacy non sono sincronizzate. Sono stati approvati gli schemi di decreti attuativi della L. 132/2025, di armonizzazione all’AI Act, il quale però non è ancora interamente efficace. Nel frattempo, la giurisprudenza anticipa l’applicazione dei principi dell’AI Act stesso, mentre GDPR e norme nazionali attivano subito sanzioni amministrative e penali e responsabilità civili.
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