La mancata collaborazione con l’autorità di controllo espone a sanzione amministrativa fino a 20 milioni di euro, ma sull’importo le norme UE e quelle italiane sono disallineate. È indispensabile trovare un bilanciamento tra dovere di cooperare e diritto a non autoaccusarsi.
Lo schema di D.Lgs. approvato dal CDM il 4.6.2026 riscrive l’art. 34-bis D.Lgs. 231/2007, istituendo presso il Consiglio Nazionale del Notariato un organismo di gestione accentrata dei dati AML. Vediamo in questo contributo le ipotizzabili conseguenze giuridiche e operative legate all’eventuale conferma del nuovo testo.
Le Leggi UE e italiane su AI e privacy non sono sincronizzate. Sono stati approvati gli schemi di decreti attuativi della L. 132/2025, di armonizzazione all’AI Act, il quale però non è ancora interamente efficace. Nel frattempo, la giurisprudenza anticipa l’applicazione dei principi dell’AI Act stesso, mentre GDPR e norme nazionali attivano subito sanzioni amministrative e penali e responsabilità civili.
Un plug-in integrato nelle chat aziendali Slack e Teams analizzava i messaggi scritti dai lavoratori e ricavava indicatori relativi allo stress psicologico, potendo generare report aggregati sui livelli di stress rilevati tra i dipendenti. Di questo si è occupato il Provvedimento del Garante privacy n. 342 del 14 maggio 2026.
Il D.Lgs. 96/2026 limita la conoscibilità dei livelli retributivi dei singoli lavoratori. La tutela della privacy (del lavoratore con il salario parametro di confronto) contrasta con il diritto di difesa del lavoratore, in ipotesi sfavorito, interessato a portare prove piene in giudizio. Il bilanciamento tra le 2 esigenze è precario.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 15628/2026, affronta il tema della comunicazione di dati personali all’interno di un’associazione privata, chiarendo che le esigenze di trasparenza e informazione verso gli associati non costituiscono, di per sé, un autonomo titolo di legittimazione della diffusione nominativa di dati personali.
Il mantenimento della casella di posta in uso al dipendente per l’esercizio di un diritto va motivato in maniera specifica nei singoli casi. In generale, per minimizzare i rischi di violazione della privacy del lavoratore è opportuno considerare che la posta elettronica è equiparabile a una buca delle lettere e non a un dossier di archiviazione.
Il DLgs. 81/2026 di recepimento della Dir. UE 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente (sostitutiva delle precedenti Dir. 2008/99/CE e Dir. 2009/123/CE), introduce nuovi reati e aggravanti, modifica fattispecie già esistenti, amplia la responsabilità degli enti e istituisce strumenti di coordinamento nazionale.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 13945/2026, si sofferma sul rapporto tra obblighi antiriciclaggio, responsabilità civile della banca e Modello 231: la compliance non può essere solo formale, ma deve dimostrarsi concretamente efficace nel prevenire e intercettare operazioni sospette e attività illecite.
Dal cd. Decreto Sicurezza 2026 (DL 23/2026) arriva una forte spinta ad adottare sistemi di accertamento del requisito anagrafico eventualmente richiesto per accedere ai servizi digitali: in caso di violazioni si rischia il raddoppio delle sanzioni. Necessarie, ora, linee guida dettagliate di ausilio all’accountability delle imprese.
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