L’Agenzia delle Entrate, con Risposta 10 agosto 2026 n. 159, ha offerto chiarimenti in merito alla corretta applicazione dell'art. 51 c. 2 lett. f-bis TUIR e, in particolare, sull'erogazione di somme a titolo di rimborso per spese di istruzione sostenute nell'interesse dei familiari del dipendente, con particolare focus sull'identità del soggetto che effettua materialmente il pagamento.
Caso: rimborso di spese pagate dal coniuge
La Risposta nasce dall'istanza di un datore di lavoro i cui dipendenti, beneficiari di un credito welfare, hanno richiesto il rimborso di spese di istruzione per i figli. La particolarità del caso risiede nel fatto che tali oneri, pur essendo regolarmente documentati e riferibili alle finalità previste dalla norma, sono stati materialmente pagati dal coniuge del dipendente (non legalmente separato) attraverso un conto corrente a lui esclusivamente intestato. Il dubbio interpretativo riguardava la possibilità di includere nel regime di non imponibilità anche i rimborsi per somme non pagate direttamente dal titolare del credito welfare.
Quadro normativo e principio di onnicomprensività
In via generale, l’art. 51 c. 1 TUIR sancisce il principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente, secondo cui ogni somma o valore percepito in relazione al rapporto di lavoro costituisce reddito imponibile. Tuttavia, il comma 2 del medesimo articolo introduce deroghe tassative. Tra queste, la lettera f-bis) esclude dalla formazione del reddito le somme e i servizi erogati dal datore di lavoro alla generalità o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari indicati nell'art. 12 TUIR, di servizi di educazione, istruzione, mensa, centri estivi e borse di studio.
Irrilevanza dell'esecutore materiale del pagamento
L’amministrazione finanziaria, richiamando la prassi precedente (Circolare n. 28/E/2016 e Risoluzione n. 55/E/2020), ha ribadito che l’agevolazione è subordinata alla verifica che l’utilizzo delle somme sia coerente con le finalità indicate dalla norma.
L’elemento dirimente non è l’identità di chi effettua il pagamento, ma la riconducibilità della spesa al nucleo familiare e la documentazione del fruitore del servizio. Non essendo previste modalità specifiche per l'effettuazione dei pagamenti, la non concorrenza al reddito è riconosciuta anche per rimborsi di spese effettuate con modalità che non consentono di ricondurre il pagamento direttamente al dipendente, come nel caso di versamenti eseguiti dal coniuge. È sufficiente che dal documento di spesa risulti il fruitore del servizio, al fine di verificare che si tratti di un familiare fiscalmente rilevante ai sensi dell'art. 12 TUIR.
Oneri del datore di lavoro e divieto di doppio beneficio
L'Agenzia delle Entrate pone tuttavia condizioni rigorose per garantire la correttezza fiscale dell'operazione:
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- Dottore commercialista, revisore legale dei conti e giornalista pubblicistaRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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