La Corte di Cassazione, con Sentenza 3 luglio 2026 n. 24912, ha chiarito che gli indici di sfruttamento di cui all’art. 603-bis c.p. non sono tassativi e, che la sproporzione della retribuzione deve essere valutata considerando le condizioni di lavoro e lo stato di bisogno dei lavoratori.
Fatti e vicenda processuale
La vicenda giudiziaria ha avuto ad oggetto una situazione di grave sfruttamento lavorativo ai danni di braccianti agricoli stranieri impiegati all'interno di un'azienda agricola situata nel territorio dell'Aspromonte.
La gestione quotidiana della manodopera era affidata alla moglie del titolare formale dell'azienda, la quale esercitava un ruolo di gestore di fatto con effettivi poteri di direzione e disciplina. Le risultanze processuali evidenziavano una serie di condotte illecite e vessatorie consistite in:
In conseguenza di queste condizioni intollerabili, dopo un breve periodo i lavoratori decidevano di fuggire e allontanarsi dall'azienda. L'allontanamento di una lavoratrice spingeva il marito dell’imputata a chiamare i Carabinieri, un gesto che ha finito per innescare i controlli della Polizia Giudiziaria ed il successivo sopralluogo all'alloggio, portando a galla l'intero quadro di sfruttamento
La vicenda giudiziaria, iniziata presso il Tribunale di Palmi e transitata per la Corte di appello di Reggio Calabria si concludeva dinanzi alla Corte di Cassazione il 3 luglio 2026 con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dall’imputata e la conferma della condanna per sfruttamento del lavoro aggravato.
Criteri legali per definire lo sfruttamento lavorativo
I criteri legali per definire lo sfruttamento lavorativo, secondo quanto stabilito dall'art. 603-bis c.p. e interpretato dalla Corte di Cassazione nella sentenza in oggetto, si fondano sulla sussistenza di specifiche condizioni ed indici sintomatici. In particolare:
Ruolo del gestore di fatto
La Suprema Corte, nella motivazione della sentenza, evidenziava come la figura del gestore di fatto assume un ruolo centrale per l'affermazione della responsabilità penale nel reato di sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.), superando lo schermo della titolarità formale dell'impresa.
La responsabilità e la qualificazione del gestore di fatto si articolano attraverso i seguenti punti.
Cosa si intende legalmente per stato di bisogno del lavoratore
Dal punto di vista legale, la nozione di approfittamento dello stato di bisogno viene definita come una situazione di grave difficoltà idonea a limitare la libertà di autodeterminazione del lavoratore.
Questa condizione presenta delle caratteristiche precise delineate nella sentenza.
Conclusioni
In sintesi, lo stato di bisogno del lavoratore si configura ogni volta che quest’ultimo si trova in una condizione di debolezza sociale, economica o personale così profonda da rendere nullo o, gravemente compresso il suo potere negoziale nei confronti del datore di lavoro, ovvero di chi esercita un effettivo potere decisionale, di comando e di disciplina sui dipendenti il quale, risponderà del reato di sfruttamento in qualità di autore o concorrente, a prescindere dalla formale titolarità giuridica dell'attività.
Fonte: Cass. 3 luglio 2026 n. 24912
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Marianna Russo
- Ricercatrice di diritto del lavoroRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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