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  • Tempo di lettura 9 min.

Settimana caldissima per i lavoratori delle piattaforme di delivery (i cd. rider, o ciclofattorini).

A partire dal pomeriggio di mercoledì 15 luglio, le città di Milano, Firenze e Bologna, nonché le regioni Veneto e Piemonte, saranno interessate da altrettante iniziative di sciopero da parte dei lavoratori delle piattaforme digitali di consegne a domicilio Glovo e Deliveroo (non aderiranno invece quelli di Just Eat, piattaforma che utilizza un modello contrattuale diverso per i suoi ciclofattorini).

Tramite gli scioperi, promossi dalle sedi locali del sindacato Nidil CGIL (sigla sindacale che raggruppa le istanze di lavoratori "atipici" quali somministrati, collaboratori, autonomi o disoccupati), i rider puntano a ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro, notoriamente carenti in tema di tutele economiche e sicurezza, e già oggetto negli scorsi mesi di interventi delle procure.

Al centro delle richieste, stavolta, non potevano che esserci gli effetti del caldo torrido di queste settimane sul lavoro dei rider: giovedì 16 luglio è già previsto al Ministero del Lavoro un incontro tra le rappresentanze delle piattaforme e quelle dei rider, per discutere di nuove misure a supporto della categoria.

Stop al lavoro nelle ore più calde: i rider chiedono una compensazione

Come ormai ogni estate, nelle ultime settimane sono fioccate le ordinanze regionali di divieto di lavoro nelle ore più calde della giornata per le categorie di lavoratori più a rischio. Tra queste ultime figura anche quella dei lavoratori attivi nelle consegne di beni e alimenti a domicilio. Che però sono per lo più inquadrati come lavoratori autonomi; e quindi non possono accedere agli ammortizzatori sociali previsti per compensare imprese e dipendenti per le ore non lavorate.

Per questo, tra le principali richieste avanzate dal sindacato Nidil CGIL c'è l'istituzione, da parte delle piattaforme di delivery, di un fondo ad hoc per garantire una paga ai rider per le ore di stop al lavoro dovuto al caldo.

Precedenti: dal "bonus caldo" al controllo giudiziario

Non è la prima volta che il caldo estivo porta alla luce il tema dell'insufficienza delle tutele previste per i ciclofattorini.

Già lo scorso luglio alla società di delivery Glovo fu ordinato dal Tribunale di Milano di riconoscere e incontrare i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) dopo il caso del cd. "bonus caldo" che, di fatto, finiva per incentivare i rider a lavorare proprio nei giorni più a rischio: si trattò peraltro di un provvedimento senza precedenti, considerato che si riferiva a rapporti di lavoro qualificati come autonomi.

Vedi anche: Sicurezza dei rider: dal "bonus caldo" all'ordinanza che farà la storia del 28 luglio 2025.

Tra febbraio e marzo 2026, peraltro, la Procura di Milano ha anche disposto il controllo giudiziario per le piattaforme Glovo (attiva in Italia tramite la società Foodinho) e Deliveroo Italy, accusate del reato di caporalato (art. 603-bis c.p.) proprio per l'alto tasso di lavoratori risultato in condizioni di povertà e l'insufficienza delle retribuzioni.

Quadro normativo: dal DL Primo Maggio alla Direttiva Rider

Il problema giuridico centrale per la tutela dei rider di piattaforme come Deliveroo o Glovo è legato al loro inquadramento contrattuale, ricollegabile in alternativa:

  • al lavoro autonomo (art. 47-bis D.Lgs. 81/2015);
  • al lavoro subordinato (art. 2094 c.c.);
  • alla collaborazione etero-organizzata (art. 2 D.Lgs. 81/2015).

Vedi anche: L'inquadramento dei rider tra lavoro autonomo, subordinato e intermittente del 5 maggio 2025.

Nella maggior parte dei casi, i rider vengono inquadrati come lavoratori autonomi con partita IVA; questo nonostante i sistemi informatici e gli algoritmi che organizzano la loro attività lavorativa possano esercitare un potere rilevante su quantità, corrispettivi e tempi di lavoro.

Per questo, il recente cd. DL Primo Maggio (DL 62/2026, convertito in L. 112/2026) ha dedicato l'intero Capo III a misure di contrasto al caporalato digitale, tra cui nuovi indici finalizzati a ricondurre più fedelmente il tipo di attività svolta alla tipologia contrattuale di riferimento. In particolare, saranno da prendere in considerazione le concrete modalità di svolgimento della prestazione, incluso l'esercizio di poteri di organizzazione, direzione, controllo, valutazione, determinazione unilaterale del compenso mediante sistemi automatizzati o algoritmici. Il decreto introduce dunque una presunzione di subordinazione per i casi in cui dovessero emergere indici di controllo o eterodirezione.

Il DL Primo Maggio, inoltre, rappresenta una parziale anticipazione di recepimento della Dir. UE 2831/2024 (cd. Direttiva Rider), indirizzata proprio al miglioramento delle condizioni di lavoro mediante piattaforme digitali, che l'Italia dovrà recepire entro il 2 dicembre 2026.

Vedi anche: Tutela dei rider: cosa prevede la Direttiva UE del 14 marzo 2026.

Rider e scioperi: una storia recente, con qualche successo

Il primo sciopero dei rider in Italia risale al maggio 2018 e riguardò i lavoratori della Lombardia. Da allora, in diverse occasioni i sindacati di categoria hanno proclamato astensioni dal lavoro per cercare di ottenere più poteri di contrattazione, migliori condizioni di lavoro e salari più alti.

Particolarmente incisivo in tal senso fu il cd. No delivery day del 26 marzo 2021, a cui aderirono i rider di oltre 30 città italiane. Tre giorni dopo, il 29 marzo 2021, la piattaforma di delivery Just Eat sottoscrisse con le sigle sindacali Filt Cgil, Fit-Cisl e Uil Trasporti, un accordo volto ad assumere i propri rider con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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