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La Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, con l'approfondimento "Il potere (e dovere) di controllo del datore di lavoro al cospetto delle più recenti innovazioni tecnologiche", ha voluto valutare, anche a livello pratico e operativo, le conseguenze giuslavoristiche che l’utilizzo delle nuove tecnologie può produrre sul controllo di stampo datoriale che può essere esercitato:

  • per determinate funzioni (ad esempio, al fine di verificare il corretto adempimento della prestazione lavorativa - in prima persona o mediante i suoi sottoposti in via gerarchica);
  • allo scopo di addivenire alla tutela del patrimonio aziendale.

Le forme di controllo, ricorda la Fondazione, devono attuarsi secondo i requisiti, le condizioni e i limiti posti dalla legge, la quale consegna una serie di prescrizioni volte a contenere e riproporzionare il potere della parte forte del rapporto di lavoro.

Innovazioni tecnologiche e poteri di controllo: quali tutele per il lavoratore

L’individuazione della corretta normativa applicabile ai più recenti strumenti che rendono possibile il controllo datoriale necessita di essere letto alla luce dell’art. 4 L. 300/70 in materia di controlli a distanza sui lavoratori. È indubbio, secondo la Fondazione, che le regole e le procedure ivi enunciate debbano essere oggi applicate dai datori di lavoro anche a fronte dell’utilizzo dell’AI e della robotica, allorquando questi strumenti permettano un controllo sui lavoratori.

Di conseguenza, il datore di lavoro deve considerare i seguenti aspetti:

  1. gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato con i sindacati, ovvero, in via residuale, qualora ciò non sia possibile, previa procedura amministrativa con l’Ispettorato;
  2. le condizioni sopra indicate non si applicano agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa (in sostanza, allorquando questi risultino indispensabili ai fini del corretto assolvimento della stessa) e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze;
  3. le informazioni raccolte mediante gli strumenti in analisi, siano essi indispensabili o meno alla resa della prestazione di lavoro, sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto lavorativo, a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d'uso degli strumenti stessi e l’effettuazione dei controlli, e che sia rispettato il GDPR.

Per quanto attiene al controllo datoriale attuato mediante l’intelligenza artificiale, occorre fare riferimento alle disposizioni sancite dall’AI Act (Reg. UE 1689/2024) che prevedono che i datori di lavoro informino i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati che saranno soggetti all'uso del sistema di AI ad alto rischio (art. 26 p. 7 Reg. UE 1689/2024). Inoltre, la normativa nazionale di recepimento degli obblighi comunitari prevede che l’utilizzo dell'intelligenza artificiale in ambito lavorativo debba essere sicuro, affidabile, trasparente e non possa svolgersi in contrasto con la dignità umana né violare la riservatezza dei dati personali (art. 11 c. 2-3 L. 132/2025).

Sempre la normativa nazionale stabilisce, infine, che il lavoratore, direttamente o per il tramite delle rappresentanze sindacali aziendali o territoriali, abbia diritto di accedere ai dati e di richiedere ulteriori informazioni concernenti gli obblighi datoriali sopra esposti (art. 1-bis c. 3 D.Lgs. 152/1997).

Dovere di controllo, vigilanza e sorveglianza attuata con l’AI: buone prassi

Secondo la Fondazione Studi, l’intelligenza artificiale, ma anche la robotica, sempre più assumeranno la valenza di veri e propri presidi di sicurezza indispensabili per la protezione del lavoratore, alla luce dell’art. 2087 c.c. e della giurisprudenza correlata. La ratio è sempre quella di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, in un determinato momento storico.

Dunque, anche prima che vi sia un obbligo normativamente imposto, è verosimile che il datore di lavoro debba adeguare i dispositivi di sicurezza all'evoluzione della tecnica.

A tal fine è, quindi, necessario rispettare alcune buone prassi volte a indirizzare correttamente l’operato dei professionisti e dei datori di lavoro.

Dal punto di vista del potere di controllo esercitabile dal datore di lavoro, risulterà cautelativo, per i professionisti e i datori di lavoro seguire e attuare i precetti fondanti del diritto del lavoro, anche sulla scorta dei principi consegnati dal diritto comunitario e di quelli disegnati dalla normativa riguardante la tutela del dato personale.

Pertanto, il controllo sui lavoratori attuato mediante le nuove tecnologie non potrà comunque risultare sproporzionato; dovrà essere oggetto di informazione preventiva e genuinamente e perpetuamente indirizzato alle funzioni ammesse dall’ordinamento, nonché risultare pertinente e minimizzato rispetto alle finalità perseguite.

Fonte: Approfondimento Fondazione Studi CDL

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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Lorenzo Gatto

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Stefano Mazzocchi

- Dottore commercialista e docente di diritto tributario, Università Statale di Milano

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