Prima di licenziare un dipendente per motivi disciplinari non basta chiedersi quanto sia grave la sua condotta. Occorre verificare se il CCNL applicabile abbia già valutato quello specifico comportamento, individuando la sanzione applicabile.
Un conto, infatti, è ritenere il licenziamento sproporzionato rispetto all’inadempimento. Altro è accertare che la contrattazione collettiva abbia già collocato quella condotta nell’area delle sanzioni conservative.
È su questa distinzione che si fonda la sentenza della Sezione Lavoro del Tribunale di Milano 15 giugno 2026 n. 3137, che applica i principi affermati da Corte Cost. 129/2024 e dispone la reintegrazione di un lavoratore licenziato per condotte che il contratto collettivo riconduceva a sanzioni conservative.
La pronuncia mostra così come la qualificazione del fatto e la disciplina collettiva possano incidere non soltanto sulla legittimità del recesso, ma anche sulla tutela conseguente alla sua illegittimità.
Il caso: dall’assenza contestata al ritardo accertato
La controversia riguarda un lavoratore assunto a tempo pieno e indeterminato dal 16 dicembre 2024, addetto a mansioni di guardiania, portineria e sorveglianza non armata e inquadrato al sesto livello del CCNL Multiservizi.
Nel giugno 2025 il dipendente riceve diverse contestazioni disciplinari...
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Paolo Patrizio
- Avvocato - Professore - Università internazionale della Pace delle Nazioni UniteRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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