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Il principio di diritto n. 1 del 7 luglio 2026 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce il trattamento fiscale delle fusioni per incorporazione tra enti religiosi civilmente riconosciuti, confermando la neutralità ai fini delle imposte sui redditi per i beni già relativi all’impresa e disciplinando con precisione il passaggio dei beni dalla sfera istituzionale a quella commerciale. In particolare, l’Agenzia ribadisce che la fusione non costituisce, di per sé, un evento realizzativo per i beni d’impresa che transitano dalla sfera commerciale degli enti incorporati a quella dell’ente incorporante, mentre può generare plusvalenze imponibili il trasferimento verso l’attività commerciale di beni prima collocati nella sfera istituzionale.

Il principio conferma l’esclusione dall’IVA dei trasferimenti di beni mobili e immobili effettuati nell’ambito della fusione, con applicazione, in virtù del principio di alternatività, dell’imposta di registro e delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, se ricorrono i presupposti del regime agevolato previsto per le riorganizzazioni tra enti non commerciali appartenenti alla medesima struttura organizzativa.

Circa le imposte sui redditi, il principio precisa che per i beni non d’impresa che, a seguito della fusione, confluiscono nella sfera commerciale dell’ente incorporante, si applica in via analogica il meccanismo previsto per la trasformazione di enti non commerciali in società commerciali, con assimilazione al conferimento e possibile emersione di plusvalenze calcolate sul valore normale.

Quanto al passaggio di beni dalla sfera istituzionale a quella commerciale dello stesso ente, l’Agenzia distingue tra:

  • immobili strumentali ammortizzabili, per i quali l’immissione in regime d’impresa avviene al costo di acquisto senza plusvalenze, e
  • immobili non strumentali, per i quali il trasferimento costituisce evento realizzativo con possibile tassazione della plusvalenza, salvo l’esenzione per i beni detenuti da oltre cinque anni.

Il principio in commento trae origine da un’istanza di interpello presentata da un ente religioso civilmente riconosciuto che, nell’ambito di un progetto di riorganizzazione, intende procedere a una fusione per incorporazione con altri due enti religiosi appartenenti alla medesima struttura confessionale. L’ente incorporante subentrerà a titolo universale in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi degli enti incorporati, acquisendone l’intero patrimonio mobiliare e immobiliare, con contestuale riallocazione interna di alcuni immobili già propri dall’area istituzionale a quella commerciale.

Sul piano IVA, l’Agenzia ha anzitutto qualificato i passaggi di beni nell’ambito della fusione come operazioni escluse dal tributo per difetto del presupposto oggettivo, richiamando l’art. 2 c. 3 lett. f) DPR 633/72 e i precedenti di prassi in materia di operazioni straordinarie tra enti non commerciali. Alla luce del principio di alternatività IVA/registro, è stata quindi riconosciuta l’applicazione dell’imposta di registro, nonché delle imposte ipotecaria e catastale, nella misura fissa di 200 euro ciascuna, in quanto si tratta di trasferimenti a titolo gratuito realizzati nell’ambito di una riorganizzazione strutturale tra enti religiosi inseriti in un sistema gerarchico unitario.

Sotto il profilo delle imposte dirette, il documento richiama il combinato disposto degli artt. 172 e 174 TUIR, confermando la neutralità della fusione per i beni già relativi all’attività d’impresa degli enti incorporati e disciplinando, per i beni non d’impresa che entrano nella sfera commerciale, l’assimilazione al conferimento con riferimento all’art. 171 c. 2 TUIR.

Per il successivo passaggio di beni dall’area istituzionale alla sfera commerciale del medesimo ente, l’Agenzia fa leva sulle regole dettate dagli artt. 65 TUIR e dal DPR 689/74: gli immobili strumentali ammortizzabili entrano in contabilità al costo storico, senza plusvalenze, mentre gli immobili non strumentali sono valorizzati al valore normale, con eventuale tassazione della plusvalenza, esclusa però se il possesso supera il quinquennio.

Fonte: Princ. Dir AE 7 luglio 2026 n. 1

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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