Con la consultazione n. 8/2026, Assonime ha valutato favorevolmente l’obiettivo del D.Lgs. 47/2026 di riforma del sistema sanzionatorio del Testo unico della finanza – TUF (D.Lgs. 58/98), considerandolo parte essenziale di un più ampio progetto di modernizzazione del mercato dei capitali italiano. Un mercato più attrattivo, efficiente e competitivo richiede infatti non solo regole adeguate per favorire la quotazione e l’attività d’impresa, ma anche un apparato sanzionatorio capace di assicurare effettività delle regole, tutela degli investitori e certezza del diritto. In questa prospettiva, lo schema di decreto legislativo contiene interventi apprezzabili, soprattutto sul piano procedurale, ma realizza solo in parte gli obiettivi della delega e rinuncia a una revisione organica dei nodi strutturali del sistema.
Il D.Lgs. 47/2026 introduce innovazioni significative: rafforza le garanzie del procedimento, chiarisce i tempi della contestazione, valorizza il contraddittorio, la piena conoscenza degli atti, la separazione tra istruttoria e decisione, e punta a ridurre il contenzioso attraverso strumenti di definizione alternativa.
Secondo Assonime, resta però irrisolto il problema principale: il sistema sanzionatorio del TUF continua a presentare profili di forte complessità, elevata afflittività e scarsa coerenza. Dopo anni di stratificazione normativa, molte fattispecie risultano ancora costruite attraverso rinvii e clausole generali che rendono difficile identificare con chiarezza le condotte vietate. A ciò si aggiunge un livello sanzionatorio molto severo, sia sul versante amministrativo sia su quello penale, che incide in misura significativa sulle persone fisiche e sulle imprese. Un sistema di questo tipo rischia di compromettere i principi di tassatività, prevedibilità e proporzionalità, che dovrebbero invece costituire l’asse portante della riforma a svantaggio del nostro ordinamento nel quadro competitivo europeo.
Una criticità centrale riguarda la disciplina degli abusi di mercato, ancora fondata sul c.d. doppio binario penale e amministrativo. L’attuale assetto consente che il medesimo fatto sia perseguito parallelamente davanti al giudice penale e alla CONSOB, con duplicazione di procedimenti e sanzioni, incertezza sugli esiti complessivi e possibili tensioni rispetto al principio del ne bis in idem.
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redazione Memento
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