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La riforma fiscale ha introdotto un cambiamento di paradigma nella gestione delle perdite fiscali nelle operazioni straordinarie. L'obiettivo dichiarato dal legislatore delegato è la razionalizzazione e l'omogeneizzazione dei test antielusivi (vitalità e patrimonio netto) previsti dagli artt. 84, 172 e 173 TUIR. Tuttavia, l'analisi tecnica condotta da Assonime evidenzia che il nuovo assetto, pur presentando elementi di favore, è caratterizzato da una complessità burocratica che potrebbe limitarne l'efficacia pratica.

I criteri della delega rimasti inattuati

Assonime esprime preoccupazione per la mancata attuazione di due pilastri della legge delega (L. 111/2023):

  • gestione delle perdite nel consolidato: il legislatore non ha ancora semplificato l'attribuzione delle perdite non utilizzate in caso di interruzione o revoca della tassazione di gruppo. L'idea di una gestione "decentrata" (simile a quella per interessi passivi e ACE) è stata accantonata, probabilmente per timori legati alla stabilità del gettito erariale;
  • perdite "finali" UE/SEE: nonostante i principi della Corte di Giustizia UE, la versione definitiva del decreto ha espunto la norma che avrebbe consentito il riconoscimento delle perdite definitive di società controllate residenti in altri Stati membri. Assonime sottolinea che questo vuoto normativo lascia irrisolto il potenziale contrasto con il principio di libertà di stabilimento.

Le criticità del regime di "libera circolazione" infragruppo

Il nuovo art. 177-ter TUIR consente alle perdite nate in costanza di gruppo di circolare liberamente senza test antielusivi. Tuttavia, Assonime rileva criticità significative:

  • monitoraggio dell'anzianità: il regime richiede un tracciamento estremamente meticoloso non solo del momento di maturazione delle perdite, ma anche del periodo di appartenenza al gruppo delle società coinvolte;
  • la regola della "minore anzianità": per evitare manovre speculative, il DM 27 giugno 2025 impone che, in un'aggregazione, l'avente causa assuma sempre l'anzianità della società entrata più recentemente nel gruppo. Questo meccanismo "conservativo" può rendere estremamente complesso l'utilizzo delle perdite in gruppi con frequenti acquisizioni.

Il nodo delle perdite "non omologate" dal consolidato

Una delle criticità più "radicali" individuate da Assonime riguarda il trattamento delle perdite residue della fiscal unit. In caso di interruzione del consolidato, le perdite riattribuite alle singole società sono considerate per legge come non omologate, anche se maturate interamente in costanza di gruppo. Ciò significa che, in ogni successiva operazione straordinaria, tali perdite dovranno obbligatoriamente superare i test di vitalità e patrimonio netto, subendo un trattamento peggiorativo rispetto a perdite nate fuori dal consolidato ma infragruppo.

Parametro del valore economico e perizia giurata

La riforma introduce la possibilità di utilizzare il valore economico del patrimonio (tramite perizia) in alternativa al valore contabile. Assonime osserva che:

  • la scelta del parametro contabile dovrebbe rimanere facoltativa per evitare oneri eccessivi (costo della perizia) quando le perdite sono già capienti nel valore di bilancio;
  • sussiste il rischio che le autorità richiedano la perizia come unico strumento per superare l'incapienza contabile, trasformando un'opportunità in un adempimento rigido e costoso.

Effetto "cannibalizzazione" del patrimonio netto

Assonime segnala un'anomalia sistematica: le perdite infragruppo (liberamente circolabili) "consumano" comunque il valore del patrimonio netto utilizzabile per il riporto delle altre perdite soggette a test. Questo meccanismo di calcolo può penalizzare le società che hanno sia perdite infragruppo sia perdite pregresse all'ingresso nel gruppo, riducendo la quota di queste ultime che può essere salvata.

Estensione ai conferimenti di azienda

Il DL 84/2025 ha esteso i test antielusivi anche ai conferimenti di azienda, equiparandoli a fusioni e scissioni. Assonime critica la natura "radicale" di questa scelta: mentre prima il conferimento rilevava solo in caso di cambio di attività e controllo, ora l'aggregazione di rami aziendali è considerata di per sé una fattispecie idonea a generare compensazioni indebite. Restano inoltre dubbi sul coordinamento con la regola della sterilizzazione dei conferimenti ricevuti negli ultimi 24 mesi.

Osservazioni

In definitiva, sebbene la riforma rappresenti un'apertura teorica, le numerose condizioni e i rigidi meccanismi di monitoraggio potrebbero rendere il nuovo sistema meno attraente del previsto. Assonime conclude che, in molti casi operativi, per le imprese risulterà ancora più semplice e meno rischioso avvalersi del consolidato fiscale domestico tradizionale, la cui disciplina è rimasta invariata e priva delle complicazioni introdotte dal nuovo regime di circolazione delle perdite.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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di

Marco Nessi

- Dottore Commercialista e Revisore Legale

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