
martedì 13/01/2026 • 06:00
Con l'approvazione della Legge di Bilancio, dal 15 giugno 2026, la PA verificherà la presenza di debiti esattoriali per ogni compenso professionale, eliminando la soglia dei 5.000 euro anche per il patrocinio a spese dello Stato. In caso di inadempienza, l'ente pubblico verserà il compenso direttamente all'Agente della Riscossione fino a copertura del debito fiscale (art. 1 c. 725 L. 199/2025).
L'art. 48-bis DPR 602/73 ha rappresentato uno spauracchio noto ma circoscritto: le Pubbliche Amministrazioni erano tenute a verificare la regolarità fiscale del beneficiario solo per pagamenti di importo superiore a 5.000 euro. Sotto tale cifra, il pagamento fluiva senza controlli automatizzati sulla posizione debitoria del creditore.
Con l'approvazione della Legge di Bilancio 2026, il legislatore ha deciso di scardinare questo sistema per una categoria specifica: gli esercenti arti e professioni. Il nuovo comma 1-ter stabilisce che, per i redditi di lavoro autonomo (definiti dall'art. 54 TUIR), la verifica dell'inadempimento scatta per pagamenti di qualunque ammontare, anche inferiori ai 5.000 euro (art. 1 c. 725 L. 199/2025).
Questa "micro-verifica" sistematica trasforma ogni fattura professionale verso un ente pubblico, un'università o una società a partecipazione pubblica in un potenziale strumento di compensazione coattiva. Non conta più l'entità del compenso: anche una parcella da poche centinaia di euro potrà essere intercettata se il professionista ha una cartella esattoriale scaduta e non pagata (o non rateizzata).
Patrocinio a spese dello Stato: nessun esonero per gli avvocati
Un dettaglio di estrema rilevanza contenuto nel testo normativo riguarda i compensi per il patrocinio a spese dello Stato. Spesso oggetto di ritardi cronici nei pagamenti, queste somme rientrano ora esplicitamente nel perimetro del controllo fiscale rafforzato.
Gli avvocati che prestano la propria opera a favore dei soggetti meno abbienti si troveranno dunque di fronte a un paradosso: lo Stato, nel momento in cui deve onorare il debito per un servizio di giustizia sociale, utilizzerà quella stessa somma per ripianare eventuali pendenze tributarie del legale. La norma specifica chiaramente che le disposizioni si applicano "anche in favore di persone ammesse al patrocinio", chiudendo ogni spazio a interpretazioni esonerative basate sulla natura "sociale" o "pubblicistica" del compenso.
Il procedimento: dalla verifica al pagamento "diretto"
Il meccanismo operativo introdotto dal comma 1-ter è brutale nella sua semplicità procedurale. A differenza del comma 1 (che prevede una sospensione del pagamento per 60 giorni in attesa del pignoramento), il nuovo comma 1-ter impone alla PA di procedere direttamente in base all'esito della verifica.
la verifica: la PA interroga la banca dati dell'Agente della Riscossione.
l'esito: se emerge un'inadempienza (una o più cartelle notificate e non pagate), la PA non avvisa semplicemente il professionista, ma agisce.
il doppio binario di pagamento:
Quota A: una parte della somma (fino a concorrenza del debito fiscale) viene versata direttamente all'Agente della Riscossione.
Quota B: solo l'eventuale eccedenza viene corrisposta al professionista.
Questo significa che il professionista non riceverà mai la notifica di un blocco con la possibilità di regolarizzare la posizione prima del prelievo, poiché la PA è ora "tenuta a procedere direttamente". La PA diventa, a tutti gli effetti, un braccio operativo dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
La ratio della norma è evidente: efficientamento della riscossione. Lo Stato cerca di intercettare flussi finanziari certi (i pagamenti pubblici) per sanare crediti incagliati. Tuttavia, l'impatto sul mondo professionale rischia di essere devastante.
Le principali associazioni di categoria, dai Commercialisti agli Ingegneri, hanno già espresso forte preoccupazione. Le critiche si concentrano su tre fronti:
disparità di trattamento: perché colpire solo i professionisti e non, ad esempio, i fornitori di beni e servizi che non rientrano nell'art. 54 TUIR, per i quali resta la soglia dei 5.000 euro?
crisi di liquidità: in un contesto in cui la PA è già un pagatore lento, l'incertezza sull'incasso effettivo del netto professionale mette a rischio la sopravvivenza dei piccoli studi.
complessità burocratica: il carico amministrativo per le PA aumenta, dovendo gestire micro-pagamenti frazionati tra fisco e professionista, con un rischio elevato di errori o ritardi dovuti a disallineamenti nelle banche dati.
Il legislatore ha previsto una clausola di salvaguardia temporale: le nuove disposizioni si applicheranno ai pagamenti effettuati a decorrere dal 15 giugno 2026.
Questo lasso di tempo di circa 18 mesi è cruciale per i professionisti che collaborano con il settore pubblico. Per evitare di vedersi azzerare i flussi di cassa, la strategia obbligata passa per la compliance preventiva:
estratto di ruolo: è fondamentale monitorare costantemente la propria posizione debitoria tramite il portale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
rateizzazioni: l'unico modo per risultare "adempienti" ai fini della verifica è avere debiti regolarmente rateizzati (con rate pagate) o sospesi da provvedimenti giudiziari.
pianificazione fiscale: non sarà più possibile posticipare il pagamento di una piccola cartella esattoriale in attesa di tempi migliori se si hanno fatture attive verso la PA; il "prelievo" avverrà alla fonte.
Verso un nuovo modello di riscossione?
Il comma 1-ter potrebbe essere solo il primo passo verso un'estensione generalizzata di questo modello. Se l'esperimento sui professionisti porterà i risultati sperati in termini di gettito, non è escluso che in futuro la soglia dei 5.000 euro possa cadere per tutte le categorie di fornitori.
Ciò che emerge con chiarezza è un cambio di paradigma: la Pubblica Amministrazione non è più solo un cliente, ma un supervisore della condotta civica e fiscale dei propri fornitori. Per i professionisti italiani, il 2026 segnerà l'inizio di un'era in cui la regolarità fiscale non sarà più solo un dovere etico, ma la condizione essenziale per poter incassare il frutto del proprio lavoro.
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