
martedì 11/11/2025 • 06:00
Il 5 novembre 2025 Manageritalia e Confcommercio hanno sottoscritto l’ipotesi di accordo di rinnovo del CCNL Dirigenti Terziario, distribuzione e servizi, in anticipo rispetto alla scadenza del contratto precedente: la nuova intesa avrà decorrenza dal 1° gennaio 2026 e scadenza al 31 dicembre 2028.
Con comunicato del 5 novembre 2025, Manageritalia e Confcommercio hanno annunciato la sottoscrizione, in anticipo rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2025, dell’ipotesi di accordo del rinnovo del CCNL Dirigenti Terziario, distribuzione e servizi.
Vediamo schematicamente quali sono le principali novità, senza lesinare un occhio critico alla ipotesi di intesa.
Principali novità: aumenti, superminimi, welfare
Una delle novità principali sancita dall'accordo di rinnovo è un consistente incremento mensile lordo, a regime, pari a 800 euro, suddiviso in 3 tranche. Il testo del CCNL, e in particolare l'art. 2, non lascia spazio ad interpretazioni:
“Ai dirigenti compresi nella sfera di applicazione del presente contratto compete, retribuzione di fatto, un aumento pari a euro:
Non solo. Il secondo comma dell'art. 3 dispone “Gli incrementi del minimo contrattuale mensile non possono essere computati in riduzione o a compensazione di trattamenti individuali già in essere, con la sola eccezione delle somme erogate, successivamente al 31 luglio 2025, a titolo di acconto o anticipazione su futuri aumenti contrattuali o espressamente concesse al fine di garantire il recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni”. Nei fatti, per una questione identitaria, nulla, secondo il CCNL, potrà essere assorbito.
Secondariamente, riscontriamo la conferma ed il rafforzamento del welfare contrattuale, incrementato a 1.500 euro annui per il triennio 2026-2028 (un upgrade rispetto al precedente sistema sperimentale di 1.000 euro annui), ed una contestuale riduzione del costo di piattaforma CFMT, da 50 e 36 euro annui. Viene altresì adeguato il contributo integrativo aziendale al Fondo Mario Negri, con un incremento dall’attuale 2,47% a 2,62%, in tre tranche annuali di pari valore (0,05%).
Sempre in tema di previdenza complementare, dal 1° gennaio 2026 il contributo ordinario a carico del dirigente aumenterà dagli attuali 592,25 a 1.184,49 euro annui. Una misura importante ma dall’impatto minimo in ragione della deducibilità dei costi di cui beneficia il fondo.
Sul fronte dell’assistenza invece la Garanzia Infortuni Antonio Pastore, registra un incremento del premio a carico azienda da 410 a 560 euro annui per assicurato.
Le scelte chiave, spiegate bene
Esaminate le principali novità, ora concedeteci di commentarle. Come premessa, possiamo dire che è un ottimo rinnovo per i dirigenti ed impegnativo (ma anche qualificante) per le aziende. Per il resto:
Cosa significa per aziende e direttori HR?
Il 2026 non inizierà con i saldi. Gli aumenti non assorbibili sono strutturali e si riflettono su TFR, basi di calcolo, premi assicurativi e qualche variabile che prende la retribuzione di fatto come riferimento. Ma significa anche avere una leva narrativa potente: un contratto che protegge, abilita e chiede serietà nell’esecuzione.
Il welfare migliorato è un’ottima notizia, a patto di governarlo e di capiree le integrazioni rispetto a chi ha già un welfare on top garantito dall’azienda. Nello scorso rinnovo il tema dell’assorbimento o meno di questo istituto per chi lo aveva già fu dibattuto.
Le ombre (utili) e cosa si poteva fare di più
Vediamo qualche critica costruttiva:
E qualche possibile correttivo:
“Un contratto da usare, non da archiviare”
Come una buona manovra di bilancio, il valore non sta nei titoli ma nell’esecuzione: coperture chiare, priorità definite e impatti misurabili. Questo contratto ha alzato l’asticella su tutele, welfare e transizioni; alle imprese spetta il pezzo più interessante, l’esecuzione.
Se domani mattina HR e CFO si siedono insieme – budget da una parte, people strategy dall’altra – il contratto diventa un vantaggio competitivo. Per una volta, fare le cose per bene potrebbe costare meno che rincorrere i problemi tra un rinnovo e l’altro.
Certo, a novembre più di qualcuno dovrà rivedere i costi del personale 2026 e gestire situazioni spinose con dirigenti premiati o assunti solo qualche mese fa. Sarebbe stato utile inserire un meccanismo di salvaguardia? Forse si.
Fonte: CCNL Dirigenti Terziario accordo di rinnovo 5 novembre 2025
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Giuseppe Gentile
- Avvocato e Professore di diritto del lavoro Università di Napoli Federico IIRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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