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Introduzione

L'entrata in vigore del D.Lgs. 24/2023, che recepisce la Dir. UE 2019/1937 in materia di whistleblowing, ha introdotto obblighi stringenti per enti pubblici e privati in materia di segnalazione di illeciti. A partire dal 2025, l'ANAC ha avviato un'intensa attività di controllo sull'effettiva implementazione dei canali interni di segnalazione, con l'obiettivo di verificare la conformità normativa e tutelare i diritti dei segnalanti. Le prime sanzioni comminate evidenziano un quadro critico, in cui molte organizzazioni non hanno ancora adeguato i propri sistemi o lo hanno fatto in modo parziale e inefficace.

Il quadro normativo di riferimento

Il sistema di tutela del whistleblower in Italia ha subito una profonda revisione con l'adozione del D.Lgs. 24/2023, che recepisce integralmente la Dir. UE 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione. Il D.Lgs. 24/2023 ha di fatto abrogato la previgente disciplina, introducendo un corpus normativo unitario, organico e vincolante, applicabile sia al settore pubblico sia a quello privato. Nel merito, il decreto si applica a:

  • Enti pubblici, comprese le amministrazioni dello Stato, le autorità indipendenti, gli enti pubblici economici, le società a controllo pubblico e gli enti di diritto privato in controllo pubblico;
  • Enti privati che impiegano almeno 50 dipendenti, oppure che rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs. 231/2001, indipendentemente dal numero di dipendenti;
  • Enti che operano in settori sensibili come servizi finanziari, sicurezza dei trasporti, tutela ambientale, salute pubblica, protezione dei consumatori e sicurezza dei prodotti.

Obblighi organizzativi

Gli enti obbligati devono istituire canali interni di segnalazione che siano:

  • sicuri, riservati e accessibili;
  • idonei a ricevere segnalazioni in forma scritta, orale o tramite incontro diretto;
  • gestiti da personale qualificato, formato e vincolato alla riservatezza;
  • integrati con procedure di follow-up, riscontro al segnalante e conservazione documentale per almeno cinque anni.

Inoltre, devono essere adottate misure di protezione contro le ritorsioni, aggiornati i codici di comportamento e garantita la formazione periodica del personale coinvolto.

Le sanzioni ANAC: tipologie e importi

Nel primo semestre del 2025, l'ANAC ha emesso sanzioni amministrative pecuniarie nei confronti di numerosi enti, con importi variabili tra 10.000 e 50.000 euro. Le violazioni più frequenti riguardano:

  • la mancata istituzione del canale interno di segnalazione;
  • l'assenza di procedure formalizzate per la gestione delle segnalazioni;
  • la carenza di misure di tutela contro le ritorsioni;
  • la gestione non conforme dei flussi informativi;
  • la mancata formazione del personale coinvolto.

Le sanzioni sono state comminate sia a enti pubblici (comuni, aziende sanitarie, società in house) sia a soggetti privati, con particolare attenzione ai settori ad alto rischio corruttivo e alle organizzazioni che adottano il Modello 231.

Le criticità emerse nei controlli

Dai report ANAC emerge un quadro preoccupante: molti enti hanno attivato canali di segnalazione solo formalmente, senza garantirne l'effettiva operatività. In alcuni casi, le piattaforme digitali non erano accessibili, non garantivano l'anonimato o non prevedevano un sistema di tracciabilità. Altri enti hanno, invece, affidato la gestione delle segnalazioni a soggetti non qualificati, senza definire ruoli, responsabilità e procedure. È emersa anche una diffusa carenza di formazione, con personale ignaro delle modalità di gestione e dei principi di riservatezza.

Implicazioni per la governance e la compliance

Le sanzioni ANAC non hanno solo un impatto economico, ma generano conseguenze rilevanti sulla reputazione, sulla governance e sulla compliance dell'ente. La mancata conformità può costituire un indicatore di rischio nei sistemi di controllo interno, influenzare negativamente le valutazioni di trasparenza e integrità e compromettere la difendibilità in sede penale, soprattutto per gli enti che adottano il Modello 231. La gestione del whistleblowing diventa quindi un presidio strategico, da integrare nei processi di audit, risk management e formazione.

Azioni correttive e best practice

Per evitare sanzioni e garantire la conformità, gli enti devono adottare un approccio sistemico e proattivo. Le azioni correttive più efficaci includono:

  • l'adozione di piattaforme digitali certificate, con garanzie di anonimato, tracciabilità e accessibilità, o altre strutture previste;
  • a definizione di procedure operative chiare e formalizzate;
  • la nomina di gestori qualificati, con formazione specifica e autonomia operativa;
  • l'aggiornamento dei codici etici e dei regolamenti interni;
  • la realizzazione di percorsi formativi periodici per tutto il personale.

Inoltre, è consigliabile integrare il sistema di whistleblowing nel Modello 231, prevedendo protocolli dedicati, mappature del rischio e verifiche periodiche da parte dell'ODV.

Conclusioni

Le sanzioni ANAC del 2025 rappresentano un segnale chiaro: il whistleblowing non è più un adempimento formale, ma un presidio sostanziale di legalità e trasparenza. Gli enti devono investire in sistemi efficaci, formare il personale, definire procedure rigorose e promuovere una cultura organizzativa orientata all'integrità. Solo così sarà possibile evitare sanzioni, tutelare i segnalanti e garantire la conformità al D.Lgs. 24/2023. La vigilanza ANAC continuerà ad intensificarsi: la compliance non può più essere sottostimata.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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