Il presente intervento si sofferma sui subtotali che ne derivano e sul loro rapporto con l’EBIT e l’EBITDA, gli indicatori di uso corrente nell’analisi di bilancio e nella comunicazione finanziaria. L’attenzione è in particolare rivolta alle imprese industriali e commerciali.
I subtotali obbligatori
Lo IAS 1 non richiede l’indicazione di un risultato operativo né ne definisce il contenuto. L’IFRS 18 introduce invece due subtotali obbligatori, che discendono dalla classificazione dei proventi e degli oneri nelle categorie operativa, di investimento e di finanziamento. Il risultato operativo comprende tutti i componenti della categoria operativa, che ha natura residuale e accoglie quanto non è attribuito alle altre quattro categorie. L’utile (perdita) prima dei finanziamenti e delle imposte sul reddito aggiunge al risultato operativo i componenti della categoria di investimento, tra i quali i risultati delle partecipazioni non consolidate e i proventi delle disponibilità liquide. Al di sotto di entrambi i subtotali si collocano i proventi e gli oneri della categoria di finanziamento, che comprende quelli dei debiti di finanziamento e gli interessi sulle altre passività, se identificati applicando le pertinenti disposizioni IFRS.
Risultato operativo ed EBIT
Nella prassi l’EBIT assume configurazioni diverse e i principi IFRS non ne definiscono il contenuto. Quando l’EBIT esclude i componenti della categoria di investimento, il termine di confronto è il risultato operativo. Quando li comprende, è l’utile (perdita) prima dei finanziamenti e delle imposte sul reddito. Alcuni gruppi computano nell’EBIT i risultati delle collegate e delle joint venture considerate parte della propria attività caratteristica e valutate con il metodo del patrimonio netto. Per tali imprese il nuovo principio produce un effetto rilevante, poiché questi risultati confluiscono nella categoria di investimento e restano quindi esclusi dal risultato operativo.
Ulteriori scostamenti derivano dai criteri di classificazione di alcuni componenti. Gli interessi netti sulle passività per piani a benefici definiti e gli oneri di attualizzazione dei fondi, che talora figurano tra i costi operativi, sono attribuiti alla categoria di finanziamento. Per le differenze di cambio e i derivati, spesso esposti nella prassi tra i proventi e gli oneri finanziari, l’IFRS 18 introduce criteri di classificazione non previsti in termini analoghi dallo IAS 1. Le differenze di cambio seguono la categoria dei componenti generati dagli elementi da cui originano. Quelle sui crediti e sui debiti commerciali concorrono pertanto al risultato operativo, mentre quelle sui debiti di finanziamento rientrano nella categoria di finanziamento. Se l’attribuzione comporta costi o sforzi eccessivi, le differenze di cambio interessate sono invece classificate nella categoria operativa.
Gli utili e le perdite dei derivati utilizzati per gestire rischi identificati sono attribuiti, in linea generale, alla categoria dei componenti esposti al rischio gestito. Per quelli non designati come strumenti di copertura ai sensi dell’IFRS 9 è prevista, in particolare, una deroga quando tale attribuzione comporta costi o sforzi eccessivi, nel qual caso gli utili e le perdite confluiscono nella categoria operativa. L’applicazione di queste disposizioni può rendere non omogenei i risultati operativi di imprese con analoghe politiche di gestione dei rischi.
I componenti non ricorrenti appartenenti alla categoria operativa concorrono al risultato operativo e sono spesso compresi anche nell’EBIT presentato dalle imprese. Su di essi si concentrano molte delle rettifiche con cui sono costruite le versioni adjusted di tali grandezze. Queste versioni, quando sono utilizzate nella relazione sulla gestione o nei comunicati stampa, rientrano di regola tra le misure di performance definite dalla direzione aziendale, di seguito MPM (Management-defined Performance Measures).
L’EBITDA
L’IFRS 18 non definisce l’EBITDA e non ne richiede l’esposizione nel prospetto dell’utile (perdita) d’esercizio. Dal principio discendono tuttavia trattamenti diversi a seconda del modo in cui l’indicatore è calcolato. È espressamente escluso dalle MPM il risultato operativo al lordo degli ammortamenti e delle riduzioni di valore rientranti nell’ambito dello IAS 36. Tale subtotale non coincide necessariamente con l’EBITDA utilizzato dalle imprese e può essere denominato in questo modo soltanto se l’etichetta ne descrive fedelmente il contenuto. Per esso non è richiesta l’informativa specificamente prevista per le MPM.
Diverso è il caso dell’EBITDA adjusted, che può rientrare tra le MPM e si ottiene escludendo ulteriori componenti, come quelli non ricorrenti. Lo stesso vale per qualsiasi EBITDA calcolato in modo differente, anche se non definito adjusted, poiché la qualificazione dipende dal contenuto dell’indicatore, qualunque ne sia la denominazione. Un EBITDA così costruito costituisce una MPM quando è utilizzato nella relazione sulla gestione o nei comunicati stampa per esprimere il punto di vista della direzione su un aspetto del risultato economico dell’impresa nel suo complesso, circostanza che l’IFRS 18 presume salvo prova contraria. In tal caso il principio richiede un’informativa nelle note e una riconciliazione con il totale o subtotale più direttamente comparabile tra quelli da esso previsti.
Osservazioni
La scelta dello IASB di non definire l’EBIT e l’EBITDA si spiega anche con la molteplicità delle configurazioni adottate dalle imprese. Il principio rende invece obbligatorio il risultato operativo, il cui contenuto discende dai criteri di classificazione dell’IFRS 18 e può quindi differire dall’EBIT che ciascuna impresa ha finora determinato secondo impostazioni proprie. La maggiore comparabilità dei subtotali obbligatori non elimina dunque le differenze tra gli indicatori aziendali. Il problema di confrontabilità che ha motivato la riforma risulta, sotto questo profilo, risolto soltanto in parte.
Le società potranno continuare a presentare versioni adjusted di EBIT ed EBITDA, costruite secondo criteri autonomamente definiti. Al confronto tra queste grandezze e i valori di bilancio si aggiunge il risultato operativo prescritto dal principio, che offre un riferimento comune senza coincidere necessariamente con alcuna di esse. La riconciliazione esposta nelle note rende trasparenti le rettifiche apportate dalla direzione, senza tuttavia uniformare i criteri di costruzione degli indicatori. Questa maggiore trasparenza non comporta di per sé una più immediata lettura del conto economico. In un’informativa divenuta più complessa, il lettore deve infatti mettere in relazione i subtotali obbligatori con le misure aziendali e con le relative riconciliazioni.
Quotidianopiù è anche su
WhatsApp! Clicca qui per
iscriverti gratis e seguire tutta l'informazione real time, i video e i podcast sul tuo smartphone.
© Copyright - Tutti i diritti riservati - Giuffrè Francis Lefebvre S.p.A.
Vedi anche
L’IFRS 18 ripartisce proventi e oneri in 5 categorie e attribuisce a quella operativa natura residuale. Il contributo illustra il nuovo schema del conto..
Approfondisci con
Dal 1° gennaio 2027 entrerà in vigore l’IFRS 18 Presentazione e Informativa di Bilancio, che sostituisce il precedente IAS 1 e, tra gli altri aspetti, introduce nuove regole per la redazione del conto economico. Questo c..
Cristina Gianfelici
- Prof.ssa associata di Economia aziendale Università Ca’ Foscari Venezia, Commercialista e Revisore legaleRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

Per continuare a vederlo e consultare altri contenuti esclusivi abbonati a QuotidianoPiù,
la soluzione digitale dove trovare ogni giorno notizie, video e podcast su fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti e mondo digitale.
Abbonati o
contatta il tuo
agente di fiducia.
Se invece sei già abbonato, effettua il login.