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Bocciato lo sdoppiamento della dichiarazione dei redditi. A metterlo nero su bianco è stato il Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, che il 5 ottobre 2026 ha inviato una nota, assieme ad un documento tecnico, al Viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, e al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, in cui ha evidenziato le criticità derivanti dall’ipotesi di sdoppiamento dell’invio delle dichiarazioni dei redditi in due parti, una a luglio e una a novembre.

Nell’approfondimento della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro pubblicato il 1° ottobre 2026 vengono messe in evidenza i profili di criticità tecnica e operativa.

In particolare, nel documento emerge che la razionalizzazione del calendario fiscale è una richiesta che i Consulenti del Lavoro formulano da tempo. La concentrazione degli adempimenti rende sempre più complessa l’attività degli studi professionali e impone una revisione che tenga conto delle esigenze dei contribuenti e di chi li assiste. Ogni intervento, tuttavia, deve essere valutato per la sua capacità di ridurre concretamente gli oneri. La diversa distribuzione delle scadenze, da sola, non garantisce questo risultato.

L’ipotesi

L’ipotesi di sdoppiamento della dichiarazione dei redditi esaminata dalla Fondazione prevede un primo invio entro luglio, contenente i dati necessari alla liquidazione delle imposte, e un secondo entro novembre, riservato agli indici sintetici di affidabilità fiscale e agli altri dati considerati informativi. L’obiettivo è distribuire il lavoro su un arco temporale più ampio. Occorre però verificare se questa separazione sia compatibile con il procedimento di determinazione del debito d’imposta.

Distinzione tra dati liquidativi e informativi

Il primo nodo riguarda proprio la distinzione tra dati liquidativi e informativi. Si tratta di una classificazione che non sempre riflette la funzione effettiva delle informazioni richieste. Gli ISA costituiscono l’esempio più evidente: l’indicazione di ulteriori componenti positivi per migliorare il profilo di affidabilità fiscale produce effetti sul reddito e sulle imposte. La relativa elaborazione, pertanto, può incidere sui dati da trasmettere già nella prima fase.

Ne deriva una criticità che deve trovare soluzione prima della definizione delle nuove scadenze. Se la scelta viene effettuata a novembre, può rendersi necessario correggere la liquidazione trasmessa a luglio. Se invece gli ISA devono essere comunque elaborati entro luglio, il differimento riguarda essenzialmente l’invio, mentre il lavoro resta concentrato nel periodo estivo. Analoga attenzione richiedono i crediti d’imposta e le agevolazioni, quando la verifica dei requisiti e la predisposizione dei prospetti concorrono a determinare gli importi utilizzabili.

La valutazione deve quindi riguardare ogni singolo dato e il suo rapporto con la liquidazione, i versamenti e le scelte del contribuente. La qualificazione formale di un quadro come informativo non è sufficiente a renderlo autonomo dal resto della dichiarazione.

Organizzazione degli studi

Un secondo profilo riguarda l’organizzazione degli studi. La predisposizione della dichiarazione segue un percorso unitario, dalla raccolta dei documenti alla verifica dei dati, dal calcolo delle imposte al controllo finale. Due trasmissioni distanziate di quattro mesi possono comportare la riapertura delle pratiche, ulteriori interlocuzioni con il cliente e una nuova verifica della coerenza complessiva. A ciò si aggiungono gli adeguamenti dei programmi e la gestione degli eventuali scarti o delle anomalie dei due flussi.

L’effetto della proposta va dunque misurato sul tempo necessario a completare ciascuna pratica. Anche la collocazione del secondo invio a novembre deve essere valutata considerando gli altri adempimenti e versamenti del periodo. Per l’amministrazione finanziaria, inoltre, si porrebbe l’esigenza di coordinare due flussi riferiti al medesimo periodo d’imposta.

Certezza delle regole e conclusioni finali

Vi è poi un problema di certezza delle regole. Occorrerebbe chiarire se i due invii costituiscano parti di un’unica dichiarazione oppure adempimenti autonomi, quando la dichiarazione possa considerarsi completa e come correggere i dati della prima trasmissione alla luce della seconda. Altrettanto necessaria sarebbe una disciplina delle conseguenze dell’omissione o del ritardo di una sola parte, coordinata con versamenti, sanzioni, controlli e dichiarazioni integrative. L’incertezza su questi aspetti rischierebbe di tradursi in ulteriori responsabilità professionali.

Le priorità indicate nell’approfondimento muovono invece dalle informazioni già disponibili all’amministrazione: eliminazione delle richieste duplicate, piena consultabilità dei dati della precompilata da parte degli intermediari delegati e migliore scambio tra le banche dati fiscali e della riscossione. Al contribuente dovrebbero essere richiesti soltanto i dati non reperibili in modo affidabile attraverso tali fonti.

Anche il calendario dei pagamenti merita un intervento specifico. La riduzione degli F24 e la revisione delle rate che ricadono in agosto potrebbero alleggerire il carico estivo, previa verifica degli effetti finanziari e applicativi.

In conclusione, il documento della Fondazione studi evidenzia che la semplificazione deve produrre una riduzione verificabile di attività, costi e incertezze. È su questi risultati che va misurata ogni proposta di revisione del calendario fiscale, evitando che una diversa scansione degli invii finisca per moltiplicare i passaggi necessari ad assolvere lo stesso obbligo.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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a cura di

redazione Memento

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