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Oltre alla possibile estensione del secondo scaglione di reddito da 50.000 a 60.000 euro e alla proposta di sdoppiare la dichiarazione dei redditi in due scadenze distinte, le ulteriori novità fiscali che potrebbero arrivare con la Manovra 2027 sono:

  • reintroduzione della cedolare secca al 21% per i piccoli immobili commerciali;
  • proroga dell’iperammortamento fino al 30 settembre 2029;
  • innalzamento della soglia del regime forfetario per le partite IVA dagli attuali 85.000 a 100.000 euro;
  • introduzione di un nuovo contributo straordinario sugli extraprofitti del settore bancario, con aliquota ipotizzata al 5%.

Vedi anche: IRPEF: il piano per estendere il secondo scaglione a 60mila euro del 3 ottobre 2026.

Vedi anche: Dichiarazione dei redditi in 2 fasi: scadenze a luglio e novembre del 29 settembre 2026.

Cedolare secca al 21% per i piccoli locali commerciali

La Legge di Bilancio 2019 (art. 1 c. 59 L. 145/2018) aveva introdotto la cedolare secca al 21% per le locazioni di immobili accatastati in categoria C/1 (negozi e botteghe) fino a 600 mq (escluse le pertinenze), stipulate nel solo anno 2019, prevedendo che:

  • la cedolare sostituiva l’IRPEF, le relative addizionali, l’imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione;
  • il beneficio era riservato ai locatori persone fisiche;
  • il canone restava esente da aggiornamenti ISTAT per tutta la durata dell’opzione.

Successivamente, la disciplina non è stata prorogata e, dal 1° gennaio 2020, tali locazioni sono tornate al regime ordinario, con tassazione IRPEF e imposte indirette.

Nel cantiere della Legge di Bilancio 2027 si valuta ora una riproposizione della cedolare secca al 21% per i piccoli locali commerciali, sostanzialmente sullo stesso perimetro di immobili (C/1 fino a una determinata metratura), con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale su proprietari e conduttori e favorire la rivitalizzazione dei centri urbani.

Transizione 5.0: proroga degli investimenti agevolati al 30 settembre 2029

Negli ultimi anni, l’iperammortamento e i crediti d’imposta Industria 4.0 hanno consentito una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto degli investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla digitalizzazione e all’interconnessione dei processi produttivi.

Per gli investimenti 4.0 effettuati fino al 31 dicembre 2019 (con possibilità di completamento entro il 2020 a determinate condizioni), la maggiorazione poteva arrivare fino al 250% del costo, con aliquote differenziate per scaglioni di importo.

La nuova fase, denominata “Transizione 5.0”, punta a integrare gli obiettivi di digitalizzazione con quelli di sostenibilità energetica, mantenendo un'impostazione a doppio tempo: gli investimenti devono essere programmati entro una data prestabilita e ultimati entro un termine successivo.

Nel cantiere della Legge di Bilancio 2027 si valuta una proroga di un anno del termine per ultimare gli investimenti agevolati già programmati, spostando la scadenza dal 30 settembre 2028 al 30 settembre 2029. Si ricorda che per poter fruire dell’iperammortamento, i soggetti interessati devono redigere:

  • una perizia tecnica atta ad evidenziare le caratteristiche tecniche dei beni nonché l’interconnessione degli stessi al sistema aziendale;
  • una certificazione contabile attestante il sostenimento delle spese e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile.

A tal proposito la proroga di un anno darebbe più tempo alle imprese per completare la perizia e la certificazione contabile.

Regime forfetario: soglia a 100.000 euro

Il regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni prevede, nella disciplina vigente, un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali e dell’IRAP, con aliquota agevolata (5% per i primi cinque anni in presenza di determinate condizioni, poi 15%), applicata su un reddito determinato forfetariamente in base ai coefficienti di redditività per codice ATECO.

La soglia di accesso è attualmente fissata a 85.000 euro di ricavi o compensi annui; oltre tale limite il contribuente fuoriesce dal regime e rientra nella tassazione ordinaria.

Nell’ottica di rafforzare la flat tax per le partite IVA, si discute di un possibile incremento della soglia da 85.000 a 100.000 euro, ampliando in maniera rilevante la platea dei beneficiari di tale regime.

Sarà decisivo il confronto tecnico con la Commissione europea, sia per evitare contestazioni in materia di aiuti di Stato, sia per coordinare la flat tax con i sistemi di monitoraggio e trasparenza degli incentivi fiscali (es. obblighi di rendicontazione e di indicazione nei modelli dichiarativi).

Contributo del 5% sugli extraprofitti delle banche

Sul tavolo anche l’ipotesi di un nuovo contributo straordinario sugli extraprofitti del settore bancario, con aliquota ipotizzata al 5%.

L’intervento si collocherebbe nel solco delle misure già sperimentate in passato su altri comparti (ad es. energia), con l’obiettivo di intercettare una parte degli utili considerati “eccedenti” per destinarli al finanziamento di politiche pubbliche.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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di Andrea Carinci - Professore ordinario Università di Bologna e patrocinante in Cassazione

di Adriana Patumi - Dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche presso Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

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di

Paola Aglietta

- Dottore Commercialista e Revisore Legale in Torino

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