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Il principio di diritto n. 3 del 23 settembre 2026 afferma che la deroga prevista dall’art. 5 c. 3 lett. c) DPR 917/86, che consente alle associazioni professionali di fissare le quote di partecipazione agli utili fino alla presentazione della dichiarazione dei redditi, si applica anche alle società tra professionisti (STP) e alle società tra avvocati (STA) costituite in forma di società semplice, ma solo per la determinazione delle quote spettanti ai soci professionisti. In altri termini, nelle STP/STA in forma di società semplice le quote di utili dei professionisti possono essere definite “a consuntivo”, sulla base delle prestazioni effettivamente rese nel periodo d’imposta, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata formati entro il termine di presentazione della dichiarazione. Per contro, per i soci non professionisti o “finanziatori” continua a valere la regola ordinaria dell’art. 5 c. 2 DPR 917/86: le loro quote devono risultare da atto avente data anteriore all’inizio del periodo d’imposta e non possono essere rimodulate ex post con effetto sul periodo in corso o già decorso.

La soluzione si inserisce nel quadro dell’imputazione per trasparenza dei redditi delle società di persone e delle associazioni professionali. L’art. 5 c. 1 DPR 917/86 stabilisce che i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, in proporzione alla quota di partecipazione agli utili. Il c. 2 presume che tali quote siano proporzionate al valore dei conferimenti, salvo diversa pattuizione risultante da atto pubblico o scrittura privata autenticata di costituzione, o da altro atto autenticato anteriore all’inizio del periodo d’imposta; in mancanza di determinazione del valore dei conferimenti, le quote si presumono uguali. La regola generale, dunque, impone che ogni variazione delle percentuali di riparto degli utili, efficace sul periodo d’imposta, sia cristallizzata prima che tale periodo inizi, proprio per evitare arbitraggi distributivi tra soci mediante modifiche “a consuntivo” mirate a spostare il reddito verso soggetti fiscalmente più convenienti.

Su questo impianto si innesta la deroga del c. 3 lett. c), che equipara alle società semplici «le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni», consentendo però che l’atto che fissa le quote di partecipazione agli utili possa essere redatto fino alla presentazione della dichiarazione dei redditi dell’associazione. Tale eccezione è giustificata dall’esigenza di far sì che il riparto del reddito rifletta l’apporto personale effettivamente reso da ciascun associato, valutabile solo alla fine del periodo d’imposta, sulla base delle prestazioni concretamente svolte.

Il principio chiarisce che la stessa esigenza si manifesta anche quando l’attività professionale è esercitata tramite STP o STA costituite in forma di società semplice, poiché anche in tali strutture l’utile dipende in misura prevalente dall’attività personale dei soci professionisti. Pertanto, la deroga del c. 3 lett. c) può essere estesa in via interpretativa e in coerenza con la ratio della norma alle STP/STA semplici, limitatamente alle quote dei soci professionisti, in virtù dell’equiparazione tra associazioni professionali e società semplici operata dallo stesso art. 5. Non ne deriva, però, una generale assimilazione di tutte le società semplici alle associazioni professionali, né l’estensione della deroga a STP/STA costituite secondo modelli societari diversi (ad esempio società in nome collettivo o società di capitali), che restano soggette alle regole ordinarie del c. 2.

Fonte: Princ. dir. AE 23 settembre 2026 n. 3

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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