Il calendario della riforma: si parte con la handling fee europea
L’approvazione del Parlamento UE alla riforma del Codice doganale chiude un percorso iniziato nel maggio del 2023, quando la Commissione europeo presentò il progetto di riforma che diede inizio ai dialoghi tra le istituzioni dell’Unione. La versione approvata a Strasburgo non presenta modifiche al testo approvato dal Consiglio lo scorso 3 settembre e si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
L’attuazione della nuova normativa doganale europea sarà graduale: il nuovo Codice entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, ma sarà applicabile soltanto dopo 12 mesi.
Le disposizioni che, invece, entrano in vigore subito, sono quelle relative alla nuova tassa di gestione europea per i piccoli pacchi ordinati da Paesi extra-UE: una nuova handling fee europea per le spedizioni low-cost, che troverà applicazione entro il 1° novembre 2026.
Una misura che andrà a sommarsi al dazio fisso di 3 euro, per ogni tipologia di prodotto importato, già applicabile da luglio per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro.
La conferma della handling fee allontana probabilmente la tassa italiana prevista dalla Legge di bilancio, che rischia di sovrapporsi, in maniera poco coordinata, rispetto a queste due iniziative europee.
La handling fee europea sarà formalmente a carico delle piattaforme, ma verosimilmente sarà ribaltata sui consumatori. L’importo esatto della tassa di gestione, che i paesi UE inizieranno a riscuotere entro il 1° novembre 2026, sarà stabilito dalla Commissione europea e rivisto ogni due anni, per mantenerlo proporzionato ai costi effettivi.
La nuova disciplina per l’e-commerce
Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha assunto un ruolo sempre più centrale negli scambi internazionali e il volume di prodotti effettuati mediante acquisti online volume è aumentato esponenzialmente.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, le vendite a distanza hanno rappresentato il 19% del fatturato complessivo delle imprese europee, una quota che sale al 24% nel caso delle grandi aziende. Una crescita che ha avuto conseguenze significative anche sul fronte doganale, solo nel 2025 sono entrati nell’Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli attraverso spedizioni di modesto valore: circa il 98% del totale degli articoli importati. Il sistema doganale europeo del 2013, inoltre, era stato concepito su un modello di business B2B (Business to Business) e non B2C (Business to Consumers). Esemplare era la previsione di una franchigia dai dazi per le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro, recentemente abolita e sostituita con un dazio fisso di 3 euro, applicato ogni articolo diverso per le spedizioni sotto soglia (reg. Ue 2026/382, in vigore dal 1° luglio 2026).
Il nuovo Codice doganale introduce regole più stringenti anche per le piattaforme di commercio elettronico dei Paesi terzi: equiparate agli importatori delle merci, assumono sia l’obbligo di versare i relativi dazi, che la responsabilità della conformità dei prodotti agli standard unionali.
Sono previste sanzioni ad hoc in caso di violazione di tali obblighi, che possono arrivare fino al 6% del valore annuo delle merci importate dall’impresa nell’anno precedente. Tra queste anche sanzioni non pecuniarie, particolarmente gravose per chi opera nel settore del commercio internazionale su larga scala, come la revoca di alcuni vantaggi doganali e limitazioni all’accesso alle piattaforme online.
Dal 2027 diventa operativa EUCA
Per migliorare il coordinamento tra le attività delle amministrazioni doganali dei singoli Stati membri e la Commissione europea, la riforma prevede l’istituzione dell’Autorità doganale dell'Unione europea (European Union Customs Authority, EUCA). L’EUCA agirà come un’unica entità, assumendo una funzione centrale nella governance del sistema doganale europeo, esercitando compiti di coordinamento delle attività di controllo, di gestione comune del rischio e di supporto tecnico-operativo alle autorità doganali degli Stati membri.
Nel corso del 2027, l'Autorità doganale europea, con sede a Lille, diverrà operativa. Tale soggetto sarà fondamentale per il coordinamento e nel supporto alle autorità doganali degli Stati membri.
Customs Data-Hub obbligatorio solo dal 2034
Un’altra novità al centro della riforma è l’EU Customs Data Hub, un’infrastruttura digitale destinata a diventare il fulcro del futuro ecosistema informativo doganale dell’Unione europea.
La piattaforma consentirà di integrare le dichiarazioni doganali, i dati commerciali e le informazioni rilevanti ai fini dell’analisi del rischio, provenienti anche da autorità diverse da quelle doganali. Il Data Hub sarà quindi concepito come una piattaforma unica per la raccolta, l’elaborazione e la condivisione delle informazioni doganali a livello europeo. L’obiettivo è trasformare i dati derivanti dai flussi commerciali internazionali in informazioni operative, immediatamente utilizzabili dalle autorità competenti.
Il coinvolgimento degli operatori nel nuovo sistema informativo avverrà per fasi. A partire dal 1° luglio 2028, il suo utilizzo diventerà obbligatorio per le imprese che effettuano vendite a distanza nell’Unione europea. Dal 1° marzo 2031, gli operatori potranno avvalersi del Data Hub su base volontaria. Dal 1° marzo 2034, invece, il suo utilizzo diventerà obbligatorio per tutti gli operatori.
La gestione dei dati attraverso un unico ambiente digitale e integrato consentirà di ridurre gli oneri amministrativi, migliorare la qualità delle informazioni e rendere i controlli più efficienti in tutto il territorio dell’Unione. Un approccio che dovrebbe comportare benefici sia in termini di efficienza nello scambio di informazioni tra operatori e Amministrazione e controlli più rapidi e mirati, diretti a quelle operazioni che considerate a maggiore rischio.
Compliance doganale rafforzata. In arrivo il T&C
La figura dell’Operatore economico autorizzato (Aeo) sarà affiancata da quella del Trust and check operator (T&C), destinato, almeno nella sua prima fase, alle aziende di maggiori dimensioni e che dispongono di maggiori risorse economiche.
L’ottenimento di tale status consente all’operatore di “auto-svincolare” le merci al momento del loro ricevimento, se in entrata, o nel luogo di consegna, se in uscita, indipendentemente dal territorio europeo nel quale i prodotti si trovano. Tale vantaggio influisce anche sulla determinazione del luogo in cui sorgerà l’obbligazione doganale, per l’operatore T&C, che non sarà più il luogo in cui le merci si trovano fisicamente, bensì quello nel quale l’operatore è stabilito abitualmente. A ciò si aggiunge la possibilità di essere autorizzati a non produrre le singole dichiarazioni doganali, ad auto quantificare e differire il pagamento dell’obbligazione doganale nello Stato membro di stabilimento, in cui è stata concessa l’autorizzazione e a ridurre le somme dovute a titolo di garanzia.
I requisiti per il rilascio dell’autorizzazione per il T&C operator riprendono quelli già previsti per l’ottenimento dello status Aeo-C, a cui si aggiunge il requisito della “trasparenza”: gli operatori concedono alle autorità doganali l’accesso ai loro sistemi elettronici, che tengono traccia della loro conformità e del movimento dei loro beni. L’interconnessione tra i sistemi aziendali e l’Eu Customs Data Hub, inoltre, deve essere garantita in modo continuativo, in modo che le autorità possano effettuare i dovuti controlli in qualunque momento del ciclo di movimentazione dei beni.
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Sara Armella
- Avvocato, Studio legale Armella & AssociatiRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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