L'esplosione degli iscritti al RUNTS, oltre quota 150.000, riapre il tema della sostenibilità finanziaria per l'erario. Se per il 5 per mille l'aumento dei beneficiari non genera nuovi costi ma solo una frammentazione delle risorse (fissate da un tetto di spesa), l'estensione generalizzata di detrazioni e deduzioni sulle erogazioni liberali (art. 83 CTS) rappresenta un'incognita dall'onere illimitato per lo Stato.
Il nodo resta politico e tributario: applicando la regola dell'"uno vale uno", la riforma mette sullo stesso piano fiscale cooperative che assistono disabili e piccole associazioni ricreative, senza distinguere in base alla reale meritevolezza dell'ente.
Riforma del Terzo Settore: la carica degli ETS e il nodo della copertura finanziaria
L’esplosione numerica degli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che hanno superato quota 150.000, pone interrogativi profondi sulla sostenibilità della copertura finanziaria da parte dello Stato.
Se per gli aiuti agli operatori economici la rigorosa contabilità fiscale non fa sconti — come dimostra il D.Lgs. 1/2024 che individua coperture per 1,2 milioni di euro annui solo per consentire il recupero dei crediti d'imposta non indicati in dichiarazione —, per le agevolazioni fiscali del Terzo Settore il quadro appare assai più complesso e potenzialmente oneroso per l'erario.
5 per mille e detrazioni fiscali: le differenze sull'impatto erariale
Per comprendere il reale impatto sulle casse pubbliche occorre scindere i due strumenti principali di beneficio fiscale:
cinque per mille: l'ampliamento della platea degli enti accreditati non genera un maggior costo per l'erario. Il monte premi complessivo è fissato da un tetto di spesa statale. L'aumento degli enti determina soltanto una frammentazione delle risorse: un "dividendo" più piccolo per i singoli beneficiari;
erogazioni liberali (art. 83 Codice del Terzo Settore): qui risiede la vera incognita finanziaria. Le nuove regole prevedono:
detrazione IRPEF: pari al 30% per la generalità degli ETS e al 35% per le Organizzazioni di Volontariato (ODV), su un tetto massimo di 30.000 euro;
deduzione dal reddito: fino al 10% del reddito complessivo dichiarato per persone fisiche ed enti IRES, con possibilità di riportare l'eccedenza fino al quarto anno successivo.
Mentre in passato l'accesso a deduzioni così generose era riservato a una nicchia ristretta (ex ONLUS, ricerca scientifica e beni culturali), oggi l'estensione della platea a oltre 150.000 soggetti rischia di determinare un onere non quantificabile per il bilancio dello Stato.
Principi di meritevolezza ed equità della Riforma del Terzo Settore
La nuova normativa adotta un approccio in cui "uno vale uno": fatta eccezione per la maggiore detrazione riconosciuta alle ODV, tutti gli ETS godono del medesimo trattamento fiscale.
Questo solleva un tema cruciale di politica sociale ed equità tributaria:
parificazione dei soggetti: nello stesso registro e con i medesimi incentivi fiscali convivono realtà ad alto impatto sociale — come le cooperative sociali impegnate nell'assistenza ai disabili — e associazioni ricreative locali;
valutazione della meritevolezza: l'assenza di una selezione basata sull'effettivo valore sociale dell'attività svolta rischia di disperdere le risorse pubbliche, equiparando l'assistenza sociosanitaria a iniziative di carattere prevalentemente goliardico o promozionale.
Senza un correttivo basato sulla reale meritevolezza dell'ente, la sostenibilità delle agevolazioni fiscali per il Terzo Settore potrebbe presto finire sotto la lente dei revisori della spesa pubblica.
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Fioranna Negri
- Dottore commercialista e revisore legale - PMI Audit & ConsultingRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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