La riforma dell’amministrazione e dei controlli nelle società per azioni realizzata dal D.Lgs. 47/2026 pone un problema apparentemente tecnico, ma dalle conseguenze pratiche considerevoli. Occorre infatti stabilire che cosa accada agli statuti redatti quando la disciplina codicistica aveva una diversa numerazione, una diversa architettura e, in alcuni casi, anche un diverso contenuto. Lo Studio n. 63-2026/I del Consiglio nazionale del Notariato affronta la questione scegliendo una linea improntata alla continuità. Non ogni mutamento legislativo richiede un adeguamento formale dello statuto e, soprattutto, non ogni rinvio a una disposizione modificata o rinumerata deve trasformarsi in un problema assembleare.
È una conclusione ragionevole, che evita di convertire la riforma in una gigantesca operazione di manutenzione degli statuti; tuttavia, proprio tale impostazione sposta il baricentro dalla modifica statutaria all’interpretazione. Ed è probabilmente questo il dato più significativo dello Studio, perché dopo il D.Lgs. 47/2026 il vero problema non è tanto stabilire quanti statuti debbano essere riscritti, quant...
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