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Meta ha concluso un accordo in un rilevante processo federale in corso a Oakland, promosso da 29 Stati americani, che la accusavano di aver occultato l’entità dei danni alla salute mentale dei minori riconducibili all’uso di Facebook e Instagram e di aver raccolto e utilizzato i dati dei minori senza il necessario consenso dei genitori.

Nell’ambito dell’intesa, Meta si è impegnata a versare complessivamente 16,7 miliardi di dollari.

Il procedimento, che avrebbe potuto stabilire se il modello di business di Meta era giuridicamente responsabile dei danni subiti dai minori, si conclude quindi con un accordo transattivo: la società non riconosce alcuna responsabilità, ma accetta di farsi carico di modificare il funzionamento di Facebook e Instagram per gli utenti adolescenti.

Meta introduce nuove misure di tutela per i minori e strumenti di controllo più stringenti per i genitori: tra queste, un “limite di tempo” di due ore al giorno, disattivabile solo dai genitori; la “modalità Scuola”, che prevede la disattivazione predefinita delle notifiche tra le 8 e le 15; la rimozione, sempre per impostazione predefinita, della visualizzazione del numero di “mi piace” e delle reazioni ai post, propri e altrui; nonché un rafforzamento dei sistemi di verifica dell’età per impedire ai minori l’accesso a contenuti inappropriati.

La vicenda, tuttavia, non si esaurisce con questo accordo. Meta e le altre grandi piattaforme (TikTok, YouTube e Snapchat) devono ancora fronteggiare migliaia di azioni simili intentate da famiglie, istituti scolastici, enti locali e Stati federati. In questo contesto, l’intesa raggiunta potrebbe costituire un precedente negoziale di grande rilievo, pur non configurandosi come una decisione di merito.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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