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Il discusso voto del Parlamento europeo del 9 luglio 2026 rappresenta il punto di arrivo di una vicenda istituzionale più complessa rispetto alla sua rappresentazione pubblica.

Il Parlamento era chiamato a esaminare, in seconda lettura, la posizione adottata dal Consiglio il 2 luglio precedente. Il testo riguardava il ripristino della deroga temporanea alla disciplina cd. ePrivacy, che aveva consentito ai fornitori di servizi online di svolgere attività volontarie di rilevazione, segnalazione e rimozione di materiale relativo agli abusi sessuali sui minori.

La proposta permanente COM(2022) 209, comunemente nota come Chat Control, segue, invece, un diverso procedimento. Quest’ultima intende costruire un sistema stabile di prevenzione, e quindi non più su base volontaria, con uno specifico processo di valutazione del rischio, cooperazione amministrativa e intervento sui contenuti illeciti.

Il voto di luglio, dunque, apparteneva al percorso legislativo relativo a una misura transitoria già presente nell’ordinamento europeo dal 2021. La distinzione tra i due dossier costituisce il presupposto per ricostruire l’iter istituzionale e comprendere il significato delle decisioni assunte dal Parlamento e dal Consiglio.

Direttiva ePrivacy e tutela dei minori: storia di una deroga

Il

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