Il primo report CNEL-Unioncamere sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro indica che, nel primo semestre 2025, la difficoltà di reperimento ha interessato il 48,4% delle entrate programmate dalle imprese.
Secondo il report previsionale Excelsior 2025-2029, circa il 39% del fabbisogno complessivo riguarderà dirigenti, specialisti e tecnici, cioè profili a elevata qualificazione professionale.
E ancora, l’Istat rileva che nel 2025 l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti è salita al 16,4%, raddoppiando rispetto all’anno precedente. Ma lo stesso Istat segnala anche che, tra le imprese che non utilizzano AI e avevano valutato investimenti poi non realizzati, la mancanza di competenze adeguate rappresenta una delle barriere principali. Questo dato è molto interessante perché mostra che il problema non è solo comprare tecnologia o voler innovare. Il problema è avere persone, ruoli e processi in grado di assorbire quella trasformazione.
Quando si parla di crisi del lavoro, il problema non è solo la difficoltà di trovare persone: è anche il disallineamento tra le competenze richieste, il modo in cui i ruoli vengono progettati e la qualità concreta del lavoro che viene offerto.
Per le imprese, allora, la domanda giusta non è solo dove troviamo le persone che ci servono. La domanda più scomoda, ma anche...
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