Con la pubblicazione in GUUE 1° luglio 2026 del regolamento UE 2026/1022 della Commissione UE, vengono modificate le norme sulle importazioni di merci di valore intrinseco non superiore a 150 EUR. La novità principale riguarda la soppressione della storica franchigia doganale e l'introduzione di un dazio fisso temporaneo pari a 3 EUR per articolo , una misura pensata per contrastare la concorrenza sleale e standardizzare i flussi legati alle vendite a distanza.
Cosa cambia per gli acquisti online e i piccoli pacchi
Fino ad oggi, i piccoli pacchi con un valore inferiore ai 150 EUR godevano di una franchigia doganale all'importazione. Il nuovo regolamento UE 2026/382 del Consiglio ha rimosso questa esenzione : di conseguenza, tutte le merci importate nell'UE sono ora soggette a dazio.
Per semplificare la riscossione ed evitare il blocco delle catene logistiche, è stato introdotto il dazio doganale di 3 EUR ad articolo , che si applica specificamente quando l'importazione è esente da IVA (regimi speciali come l'IOSS) o quando si tratta di spedizioni postali.
Un aspetto fondamentale chiarito dal legislatore europeo riguarda la definizione stessa di "articolo" : se un consumatore acquista più oggetti distinti all'interno della stessa spedizione, il dazio di 3 EUR verrà applicato su ciascuno di essi, anche se registrati su righe separate della stessa dichiarazione. Resta comunque consentito raggruppare prodotti identici in un'unica riga per ottimizzare la dichiarazione.
Cambia la dichiarazione H7 e la responsabilità dei pagamenti
Per gestire questo cambiamento, l'Unione Europea ha aggiornato i requisiti dei set di dati per lo sdoganamento:
ambito della dichiarazione H7: questo modello di dichiarazione doganale a set di dati ridotto viene ora riservato esclusivamente alle merci soggette al nuovo dazio di 3 EUR, garantendo un canale più snello per le piattaforme online e i corrieri;
chi paga il dazio: la responsabilità principale del corretto pagamento del dazio alla dogana non ricadrà sul consumatore finale. L'onere spetta in primo luogo al dichiarante, ovvero ai grandi marketplace, ai venditori online o, in via sussidiaria, al vettore o all'agente doganale che presenta le merci. Il consumatore potrà dichiarare i beni direttamente solo in via del tutto residuale.
Tracciabilità totale: arrivano i codici prodotto
Oltre alla componente fiscale, il regolamento introduce una stretta sui controlli doganali e sulla sicurezza dei prodotti. Per monitorare accuratamente ciò che entra nel territorio europeo, diventa obbligatorio inserire nelle dichiarazioni doganali (modelli H1, H6 e H7) gli identificativi del prodotto.
I venditori e le piattaforme dovranno trasmettere i codici alfanumerici univoci che tracciano l'oggetto lungo la catena di approvvigionamento. Questi si dividono in tre categorie: l'identificativo del commerciante (marketplace) , l'identificativo standardizzato del fabbricante (basato su standard internazionali come i codici a barre EAN/GTIN) o quello non standardizzato del produttore.
L'obbligo di fornire questi dati decorrerà in modo definitivo dal 1º novembre 2026 per concedere il tempo necessario agli adeguamenti informatici , sebbene i commercianti possano iniziare a trasmetterli su base volontaria già dal 1º luglio.
Fonte: Regolamento UE n. 2026/1022 del 30 giugno 2026 (GUUE 1° luglio 2026)
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Sara Armella
- Avvocato, Studio legale Armella & AssociatiTatiana Salvi
- Avvocato, Studio legale Armella & AssociatiRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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