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Nel suo intervento alla XVII Treviso Antitrust Conference, il direttore generale di Assonime rilancia il tema delle concentrazioni bancarie transfrontaliere come snodo strategico per il futuro del sistema finanziario europeo. L’Europa è stretta tra l’esigenza di rafforzare competitività e sovranità finanziaria e quella di preservare la resilienza costruita dopo la crisi del 2008: un equilibrio che può essere raggiunto solo con un quadro regolatorio più semplice, ma non meno rigoroso, e con mercati bancari realmente integrati. 

Secondo Firpo, dimensione ed economie di scala non sono solo fonte di potere di mercato, ma anche condizioni per efficienza, innovazione, investimenti tecnologici e capacità di assorbire gli shock, specie in un contesto in cui le banche europee competono con grandi gruppi statunitensi e con nuovi player Fintech e BigTech.

Assonime individua due grandi tipi di ostacolo al consolidamento cross‑border: quelli regolatori e quelli economici. Sul primo fronte pesa l’incompletezza dell’Unione bancaria: se il Meccanismo di vigilanza unico e il Meccanismo di risoluzione unico sono operativi, la gestione delle crisi e i sistemi di garanzia dei depositi restano frammentati tra norme UE e scelte nazionali, con ampi margini di discrezionalità che alimentano complessità e gold‑plating. Manca ancora un sistema europeo di garanzia dei depositi, mentre ring‑fencing di capitale e liquidità, differenze nei buffer macroprudenziali, assenza di un EDIS pienamente integrato e procedure autorizzative lunghe e onerose riducono drasticamente gli incentivi alle fusioni transfrontaliere. 

Sul versante del controllo delle concentrazioni e dei poteri speciali, l’intervento richiama la bozza di nuove linee guida della Commissione europea sull’articolo 21 del Regolamento concentrazioni, che ribadisce il principio del one‑stop‑shop e impone un’interpretazione restrittiva degli “interessi legittimi” nazionali, inclusa la sicurezza pubblica, per evitare che strumenti come il golden power diventino barriere dissimulate alla libertà di stabilimento e alla circolazione dei capitali.

In Italia, ricorda Assonime, la disciplina sui poteri speciali è per sua natura residuale rispetto alle regolazioni settoriali e, dopo le modifiche del 2025, il Governo può intervenire solo dopo la chiusura dei procedimenti BCE e Commissione, dovendo comunque dimostrare una minaccia grave alla sicurezza nazionale, ora espressamente estesa alla dimensione economico‑finanziaria ma pur sempre da interpretare in chiave restrittiva alla luce del diritto UE. 

Accanto ai vincoli regolatori, Firpo evidenzia un paradosso economico: le grandi banche europee registrano profitti elevati, ma scelgono di distribuirne la gran parte agli azionisti con payout spesso oltre il 50%, e in diversi casi vicini al 90% in Italia, segno che il mercato non percepisce sufficienti opportunità di crescita interna o esterna a ritorni comparabili. Questa politica rende gli intermediari “più poveri” delle imprese che finanziano, restringe lo spazio per operazioni di M&A fondate su risorse proprie e orienta i pochi consolidamenti verso fusioni difensive, prevalentemente nazionali, volte a rafforzare quote di mercato nei territori tradizionali più che a costruire veri campioni paneuropei.  Il risultato è un sistema bancario frammentato, sottodimensionato e poco propenso a investire in trasformazione digitale e intelligenza artificiale, con un gap di capitalizzazione rispetto ai concorrenti USA e UK che penalizza la capacità dell’Europa di finanziare transizioni, autonomia strategica e crescita. 

Nelle conclusioni, Assonime sollecita un cambio di passo politico: completare l’Unione bancaria, avviare progressi concreti sul sistema unico di garanzia dei depositi, ridurre gli ostacoli alla libera circolazione di capitale e liquidità nei gruppi transfrontalieri, semplificare e armonizzare il quadro regolatorio e contrastare le derive protezionistiche nell’uso di golden power e screening sugli investimenti esteri. Solo un approccio di autentica politica industriale europea, capace di superare i particolarismi nazionali, può aprire la via che consenta alle concentrazioni bancarie transfrontaliere di contribuire davvero a competitività, resilienza e benessere collettivo.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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