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Assonime ha pubblicato il 26 maggio 2026 una ricerca econometrica di notevole respiro analitico, condotta in collaborazione con Antonio Acconcia e Saverio Simonelli dell'Università di Napoli Federico II e Giancarlo Corsetti dell'European University Institute, dedicata all'efficacia dei programmi di garanzia pubblica al credito attivati in Italia nel periodo emergenziale COVID-19. Il documento — Nota e Studi n. 6/2026 — costituisce oggi uno dei contributi empirici più solidi disponibili sul tema, e merita una lettura attenta da parte di chi opera nell'assistenza alle imprese, nella consulenza fiscale e nella finanza aziendale.

Il punto di partenza è strutturale prima ancora che emergenziale. Quando il sistema economico si trova a fronteggiare shock di liquidità di natura sistemica, la garanzia pubblica al credito si rivela uno strumento capace di generare effetti moltiplicativi significativi rispetto alle risorse effettivamente impegnate dall'erario. Non si tratta di spesa diretta, ma di trasferimento del rischio di insolvenza dal sistema bancario allo Stato, con l'obiettivo di rendere possibile l'erogazione del credito anche in condizioni di incertezza estrema. In Italia, tra il marzo 2020 e il giugno 2022, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI ha operato in regime straordinario, sulla base di quanto consentito dal Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato approvato dalla Commissione europea. In quel biennio lo stock di garanzie pubbliche è passato da 84 a oltre 319 miliardi di euro, portando il rapporto tra garanzie e PIL a sfiorare il 16%. Un'espansione senza precedenti, resa possibile dall'art. 13 DL 23/2020 ("decreto Liquidità") e dalle successive proroghe, che ha coinvolto circa 1,5 milioni di imprese per un controvalore complessivo di finanziamenti superiore a 252 miliardi di euro. Il quadro normativo emergenziale ha modificato significativamente le condizioni operative ordinarie del Fondo: la garanzia è stata concessa a titolo gratuito fino al 31 marzo 2021, sospendendo l'applicazione del modello di valutazione del merito creditizio; l'importo massimo garantibile per singola impresa è stato innalzato da 2,5 a 5 milioni di euro; le percentuali di copertura sono state elevate fino al 100% per i finanziamenti fino a 30.000 euro (procedura "Lettera m") e al 90% per le operazioni di importo superiore valutate con il "Modello di Rating".

Le caratteristiche del programma: procedure e beneficiari

La ricerca Assonime ricostruisce con precisione l'architettura operativa del Fondo, articolata in diverse procedure di accesso, ciascuna con caratteristiche specifiche in termini di importo, durata e percentuale di copertura. Le principali procedure attive nel periodo emergenziale sono state:

  • Art. 56 sussidiaria (decreto Cura Italia): garanzie sussidiarie a supporto della moratoria straordinaria sui prestiti esistenti, con copertura al 33% e senza valutazione del merito creditizio;
  • Lettera m: finanziamenti fino a 30.000 euro con copertura integrale al 100%, inizialmente con durata fino a 10 anni, poi estesa a 15 anni;
  • Modello di Rating: operazioni di importo superiore a 30.000 euro, con percentuali di copertura tra l'80% e il 90% e durate fino a 96 mesi;
  • Procedura Start-up: specificamente rivolta alle imprese innovative, con coperture intermedie tra l'80% e il 90%.

Dal punto di vista della distribuzione delle risorse, la procedura "Lettera m" ha rappresentato il 46% delle domande e ha coinvolto il 58% delle imprese beneficiarie, ma ha generato solo il 10% del finanziamento complessivo in termini di valore. Al contrario, le operazioni valutate con il "Modello di Rating", pur costituendo il 26% delle domande, hanno assorbito circa il 75% del valore totale dei finanziamenti garantiti, con un importo medio per operazione di circa 341.000 euro per le società di capitali dotate di bilancio certificato.

Il cuore della Nota e Studi Assonime è l'analisi econometrica condotta su un campione di circa 470.000 società di capitali, ottenuto incrociando i dati amministrativi del Fondo con quelli di bilancio elaborati da Cerved. La metodologia adottata è il propensity score matching (PSM): ciascuna impresa beneficiaria è abbinata a un'impresa non beneficiaria con caratteristiche strutturali omogenee nel 2019, l'anno pre-pandemia. Il confronto degli outcome nel 2022 restituisce la stima dell'effetto medio del trattamento. Indebitamento bancario

Le imprese beneficiarie hanno registrato al 2022 un rapporto debito bancario/attivo superiore di circa 20 punti percentuali rispetto al gruppo di controllo. L'effetto non è riconducibile a pochi casi estremi, ma interessa l'intera distribuzione delle imprese trattate. Guardando alle sole beneficiarie, ogni euro di prestito garantito ha generato in media un aumento del debito bancario di 65 centesimi, con una variazione crescente in funzione della durata del finanziamento: 59 centesimi per le operazioni con scadenza inferiore ai 60 mesi, contro 82 centesimi per quelle a più lunga durata. Anche il grado di copertura incide significativamente: una copertura pari o superiore all'85% amplifica la risposta del credito bancario in misura statisticamente rilevante, particolarmente nella fase acuta dell'emergenza.

Investimenti

Le imprese beneficiarie hanno realizzato nel 2022 investimenti totali superiori di circa il 38% rispetto al gruppo di controllo. L'incremento ha interessato sia le immobilizzazioni materiali (+30%) che quelle immateriali (+27%). Focalizzandosi sul solo campione delle beneficiarie, ogni mille euro di finanziamento deliberato è risultato associato a un aumento di circa 160 euro negli investimenti totali, di cui 130 euro in beni materiali e 40 euro in beni immateriali. La sequenza temporale degli effetti è coerente con i meccanismi attesi: l'impulso sugli investimenti si è progressivamente consolidato tra il 2021 e il 2022, man mano che le imprese hanno trasformato la liquidità ottenuta in accumulazione di capitale.

Occupazione

Le imprese beneficiarie hanno registrato in media circa un occupato in più rispetto alle imprese del gruppo di controllo. Il differenziale è quasi interamente attribuibile all'espansione delle assunzioni nelle beneficiarie (+0,97 dipendenti tra 2019 e 2022), mentre le non beneficiarie hanno mediamente perso 0,61 dipendenti nello stesso periodo. Su base econometrica, ogni milione di euro di prestito erogato è associato a un incremento di circa 1,5 unità occupazionali. L'effetto sull'occupazione si è manifestato con ritardo rispetto a quello su debito e investimenti — soltanto 0,39 unità aggiuntive risultavano già rilevabili al 2021 — coerentemente con la naturale sequenza delle decisioni aziendali: prima liquidità, poi investimento, infine assunzione.

La riduzione del rischio di uscita dal mercato

Uno degli esiti più significativi della ricerca Assonime riguarda la probabilità di exit, intesa come cessazione dell'attività d'impresa. Le imprese beneficiarie hanno mostrato una probabilità di uscita dal mercato inferiore di circa 9-11 punti percentuali rispetto a imprese comparabili prive di accesso al programma, con un effetto stabile attraverso diverse definizioni operative di exit: dalla cessazione formale registrata nei registri ufficiali, alla scomparsa dai database, fino alle imprese che nel 2022 non registravano più dipendenti. Il dato va letto tenendo presente che il gruppo di controllo era già stato ripulito dalle imprese strutturalmente in difficoltà prima del COVID — quelle con rating Cerved pari o superiore a 9 e quelle già non attive prima del 2020 — per evitare di gonfiare artificialmente il tasso di exit tra le non beneficiarie. L'effetto protettivo stimato è dunque robusto e non sovrastimato da distorsioni di campionamento. I risultati della Nota e Studi Assonime offrono alcune riflessioni di carattere sistematico rilevanti per il professionista, il consulente aziendale e l'operatore di diritto tributario ed economico. In primo luogo, le garanzie pubbliche ben disegnate non si limitano a sostituire credito esistente: generano credito aggiuntivo netto, sostengono gli investimenti reali e proteggono i livelli occupazionali. Questo è particolarmente vero quando le garanzie sono abbinate a durate medio-lunghe e a percentuali di copertura elevate.

In secondo luogo, la scelta della procedura di accesso non è neutra rispetto agli outcome aziendali. Le operazioni "Lettera m", orientate alla nuova finanza e alla liquidità immediata, mostrano effetti più marcati sul debito bancario rispetto alle garanzie sussidiarie dell'Art. 56, concepite per il rifinanziamento di esposizioni pregresse. In terzo luogo, l'esperienza del periodo emergenziale dimostra che le garanzie pubbliche possono svolgere un ruolo anticiclico strutturale, non soltanto emergenziale. In un contesto in cui le PMI italiane continuano a fronteggiare condizioni di accesso al credito più onerose rispetto alle imprese di maggiori dimensioni, la garanzia pubblica rimane uno strumento di correzione di una distorsione strutturale del mercato finanziario, non una misura eccezionale di breve periodo. La sfida per il legislatore e per i regolatori — anche alla luce del rilancio del Codice degli Incentivi (D.Lgs. 184/2025) — è trasformare l'esperienza emergenziale in architettura ordinaria, capace di mobilitare risorse private attraverso la leva del rischio pubblico, con meccanismi di selezione delle imprese sufficientemente robusti da evitare allocazioni inefficienti a soggetti privi di reale capacità di rimborso. Per il commercialista e il consulente d'impresa, comprendere il funzionamento tecnico del Fondo Centrale di Garanzia — le procedure di accesso, la modulazione della copertura in funzione del merito creditizio, l'interazione con la normativa sugli aiuti di Stato — è oggi una competenza non più accessoria, ma parte integrante dell'assistenza alle PMI nelle loro decisioni di finanza straordinaria. La ricerca Assonime offre in tal senso una base di conoscenza rigorosa e operativamente utile, che vale la pena tenere sul tavolo di lavoro.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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