Il contenzioso e il rinvio alla Corte di Giustizia
La sentenza della Corte di Giustizia del 21 maggio 2026 trae origine da un ampio contenzioso promosso da numerose società fiduciarie italiane nei confronti della disciplina nazionale di attuazione dell’art. 31 della Direttiva (UE) 2015/849, come modificata dalla Direttiva (UE) 2018/843. Le ricorrenti contestavano, in particolare, la scelta del legislatore italiano di assimilare i mandati fiduciari agli “istituti giuridici che hanno un assetto o funzioni affini a quelli dei trust”, con conseguente assoggettamento agli obblighi di comunicazione della titolarità effettiva e alle regole sull’accesso alle relative informazioni.
Dopo il rigetto dei ricorsi da parte del TAR Lazio, le società hanno proposto appello al Consiglio di Stato, sostenendo sia l’incompatibilità della normativa italiana con il diritto dell’Unione sia l’invalidità di alcune disposizioni della Direttiva antiriciclaggio. Il giudice amministrativo ha quindi sottoposto alla Corte di Giustizia numerose questioni pregiudiziali concernenti la validità e l’interpretazione dell’art. 31 della Direttiva, soffermandosi in particolare sulla nozione di istituti affini ai trust, sulla compatibilità della disciplina con il principio di proporzionalità, sulla nozione di legittimo interesse e sulle garanzie riconosciute ai titolari effettivi...
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