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  • Tempo di lettura 6 min.

Il sostegno economico ai lavoratori e alle loro famiglie continua a rappresentare il principale ambito di intervento del welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane. In un contesto ancora segnato dalla pressione sul potere d’acquisto, oltre il 70,6% dei consulenti del lavoro individua, infatti, nel supporto diretto al reddito la priorità delle aziende.

È quanto emerge dal IV Rapporto sul welfare aziendale nelle PMI italiane realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in collaborazione con Pluxee.

Secondo i consulenti del lavoro, buoni pasto e buoni acquisto si confermano gli strumenti più diffusi. Cresce però l’attenzione a benessere, coinvolgimento e qualità del lavoro.

I numeri dell’indagine

L’indagine ha coinvolto 2mila consulenti del lavoro quotidianamente affiancano micro, piccole e medie imprese. Il dato conferma come il welfare continui a essere utilizzato soprattutto come leva concreta di sostegno al potere d’acquisto, privilegiando strumenti semplici, immediatamente percepibili dai lavoratori e facilmente gestibili dalle aziende. I buoni pasto si confermano così il benefit più diffuso nelle PMI: li riceve il 42% dei lavoratori. Seguono i buoni acquisto (40%), i rimborsi carburante (29%) e quelli per le utenze domestiche (25,5%).

A favorire la diffusione del welfare nelle PMI sono soprattutto due fattori: i vantaggi fiscali e il ruolo della contrattazione collettiva. La leva fiscale è indicata da oltre il 70% dei consulenti del lavoro intervistati, anche alla luce delle novità introdotte dalla Manovra 2026 (L. 199/2025), che ha innalzato a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto digitali. Il 34% evidenzia invece il ruolo dei CCNL, che sempre più spesso includono misure di welfare aziendale, offrendo alle imprese soluzioni già definite e facilmente applicabili anche in contesti organizzativi meno strutturati.

Accanto ai benefit economici più tradizionali, cresce però la diffusione di misure legate a salute e assistenza (39%), mentre le iniziative per la conciliazione vita-lavoro salgono dal 18% al 26%. Dalla ricerca emerge, inoltre, un cambiamento culturale in atto. Le PMI adottano sempre più questi strumenti non solo come supporto economico, ma anche per migliorare il clima aziendale (22%) e integrarli nelle strategie dedicate a benessere, stabilità e qualità del lavoro (17%).

In questa prospettiva, comunicazione e coinvolgimento dei lavoratori assumono un ruolo sempre più centrale. Dopo la semplicità di utilizzo, il secondo fattore ritenuto decisivo per l’efficacia dei piani welfare è infatti il coinvolgimento e l’ascolto dei dipendenti, indicato dal 38,6% dei consulenti del lavoro intervistati. Il welfare risulta infatti più efficace quando viene percepito come parte concreta del rapporto di lavoro e facilmente fruibile nella quotidianità aziendale. Un cambiamento che segna il passaggio da un welfare solo formale a uno sempre più presente nelle pratiche delle PMI. La ricerca evidenzia infine un welfare sempre più evoluto: aumenta il passaggio da soluzioni standard a offerte più articolate (25%), cresce l’utilizzo di piattaforme digitali (20%) e si rafforza l’attenzione verso la previdenza complementare (19,6%).

Fonte: IV Rapporto sul welfare aziendale nelle PMI 

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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- Consulente del lavoro - Studio Furfaro e Founder FL&Associati

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