Ursula von der Leyen, intervenendo all’European Summit on Artificial Intelligence and Children tenutosi a Copenaghen, ha affrontato il tema dell’eventuale introduzione di un divieto europeo di accesso ai social media per i minori. In tale occasione, la presidente della Commissione Europea ha evidenziato l’urgenza di una presa di posizione rispetto alla deriva psicologica che un uso inappropriato dei social network può determinare quando avviene in età troppo precoce.
Questo intervento ha riportato l’attenzione sul Digital Fairness Act (DFA), la proposta legislativa che la Commissione Europea prevede di presentare entro la fine del 2026.
Il Digital Fairness Act è stato pensato per colmare i vuoti lasciati dalle normative già in vigore. Oltre alla possibile introduzione di un'età minima per l'accesso ai social media, il DFA prevede l'obbligo di una progettazione digitale responsabile per tutti i servizi accessibili ai minori e un sistema di verifica dell'età.
Il DFA intende vietare i c.d. dark pattern, ovvero quelle interfacce digitali progettate per indurre l'utente a compiere azioni che non vorrebbe: accettare condizioni non volute, rinunciare alla tutela della propria privacy, sottoscrivere servizi a pagamento senza rendersene conto.
Un ulteriore obiettivo del DFA è vietare tutti quei meccanismi psicologici che le piattaforme usano per trattenere gli utenti allo schermo il più a lungo possibile (es. riproduzione automatica dei video, infinite scroll e notifiche continue).
Il Digital Fairness Act si propone di vietare anche la c.d. personalizzazione sleale, ovvero l’impiego di dati degli utenti per sfruttarne le fragilità psicologiche, l'età, la situazione economica o altri elementi di vulnerabilità a fini commerciali.
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