Presupposti: il crescente bisogno di certezza e semplificazione normativa
Negli ultimi anni, le multinazionali si sono trovate ad operare in un contesto caratterizzato da una costante crescita della complessità normativa e da significativi disallineamenti tra gli ordinamenti dei diversi Stati. Ciò è stato amplificato dall’aumento delle interconnessioni tra i mercati, dall’evolversi dei modelli di business e dal conseguente moltiplicarsi delle legislazioni applicabili. Tali circostanze hanno inevitabilmente intensificato il grado di indeterminatezza dell’operato delle multinazionali, nonché il numero delle problematiche derivanti dalla loro interazione con le diverse giurisdizioni. La gestione delle questioni fiscali ha quindi assunto un ruolo fondamentale, divenendo uno dei driver principali nella definizione delle scelte strategiche delle imprese. Nondimeno, i singoli Stati e le relative amministrazioni fiscali hanno dovuto adeguare le proprie politiche, non sempre in maniera allineata, creando talvolta spazi di arbitraggio o, comunque, di incertezza applicativa.
Parallelamente, la crescente tendenza degli Stati al multilateralismo internazionale, spesso elaborata in risposta agli schemi di Aggressive Tax Planning delle imprese, sembra aver subito una battuta di arresto. Infatti, nonostante il pregevole tentativo di armonizzazione delle norme fiscali, non sempre si è addivenuti a una semplificazione degli standard comuni, poiché, sovente, la loro implementazione è stata rimessa ai singoli Paesi, che talvolta non sono stati in grado di garantirne l'interpretazione e l'applicazione uniforme. Si è, quindi, progressivamente andato a delineare un quadro giuridico sempre più sofisticato e complesso, basti pensare al moltiplicarsi delle General/Special Anti Avoidance Rules e ai recenti approdi della disciplina sulla Global Minimum Tax. In aggiunta, i recenti sviluppi degli Stati verso dinamiche di protezionismo hanno acuito la sottesa frammentarietà del panorama internazionale, favorendo la discontinuità normativa anche a livello fiscale.
Un possibile correttivo allo scenario finora delineato può essere rinvenuto nell’ideazione del progetto di “Multilateral Cooperative Compliance” (MCC), elaborato dall’Institute for Austrian and International Tax Law e pubblicato dall’IDB. Si tratta di un meccanismo multilaterale volto a prevenire le controversie e a garantire la certezza fiscale, che si ispira ai programmi già esistenti di valutazione dei rischi transfrontalieri (tra cui l’International Compliance Assurance Programme dell’OCSE e l’European Trust and Cooperation Approach della Commissione europea).
La prospettiva di fondo è quella di creare un sistema efficace di prevenzione e/o risoluzione delle problematiche fiscali correlate a operazioni cross border, al fine di instaurare un dialogo preventivo e costante con le varie amministrazioni fiscali coinvolte a livello internazionale.
Multilateral Cooperative Compliance e progetto pilota
Trattandosi di progetto, non si può ancora definirne compiutamente la struttura; è possibile certamente soffermarsi sui principali connotati, ad oggi, emersi sulla base del dibattito in corso. A seconda del grado di propensione all’implementazione che sarà registrato a livello internazionale, si potrà immaginare una MCC “project based”, volta a fornire certezza fiscale su specifici progetti transfrontalieri, ovvero un sistema più stabile e “a regime”, improntato alla costruzione di un’interlocuzione sistemica e costante con le diverse autorità fiscali interessate.
Il punto di partenza per l’elaborazione di un modello internazionale, in ogni caso, dovrebbe essere sviluppato dall’esperienza raccolta dai vari Stati con la disciplina della Cooperative Compliance, di stampo OCSE (vd. paper OCSE sul tema), che sta registrando una sempre maggiore diffusione.
È, quindi, possibile immaginare la sperimentazione di una MCC “pilota”, accessibile per le imprese di grandi dimensioni che abbiano dimostrato familiarità con i programmi nazionali di Cooperative Compliance, che dia rilevanza sul piano internazionale alle interlocuzioni interne già avvenute tra amministrazioni nazionali e contribuente.
Nei vari osservatori che si occupano della materia, l’idea preponderante è quella di concepire un processo in tre fasi, quali la selezione delle imprese da coinvolgere, la valutazione dei rischi cui sono esposte e la definizione di risultati. Il contribuente sarebbe, dunque, impegnato in un meccanismo di collaborazione con le varie Amministrazioni fiscali degli Stati interessati, teso al raggiungimento dell’elaborazione di una valutazione del rischio, le cui risultanze dovranno essere documentate secondo una classifica “low risk” o “non-low risk”, suggerendo, se necessario, eventuali meccanismi di risoluzione alternativi.
Differenze con gli strumenti di interlocuzione già esistenti
Nel panorama della fiscalità internazionale vi sono già altri meccanismi di gestione delle complessità transnazionali che, tuttavia, non sempre offrono soluzioni adeguatamente soddisfacenti. Invero, l’utilizzo crescente di strumenti, come le Advance Agreement Procedure (APA), le Mutual Agreement Procedure (MAP), i ruling, nonché gli arbitrati internazionali, hanno evidenziato dei limiti applicativi.
La MCC può quindi rappresentare un modo per colmarne alcune lacune, nonché per potenziare aspetti ancora in attesa di sviluppo. Infatti, la sua ideazione con operatività “ex ante” andrebbe a costituire una grande differenza rispetto a quegli istituti, come MAP e arbitrati internazionali, che intervengono solo “a valle” delle questioni giuridiche, potendo rappresentare un sistema di individuazione e gestione anticipata del rischio fiscale di operazioni transfrontaliere di rilevante complessità. Peraltro, a differenza delle APA, che vertono tendenzialmente su specifiche tematiche inerenti la materia del TP e/o della Stabile Organizzazione, la MCC rappresenterebbe un sistema completo per l’approfondimento di tutte le difficoltà correlate al business transnazionale. In aggiunta, vi sarebbe un più intenso coinvolgimento delle parti interessate, tanto lato contribuente, circa la proposizione attiva delle possibili istanze, quanto lato Amministrazione fiscale, poiché verrebbero implicati i rappresentanti di tutti Stati coinvolti nell’attività cross-border.
Un altro profilo da tenere in considerazione, rispetto agli istituti già esistenti, potrebbe essere individuato sul versante della rapidità delle interlocuzioni, immaginando un meccanismo “a chiamata diretta”, sul modello dei sistemi nazionali di Cooperative Compliance della “segnalazione dei rischi”, in grado di offrire un confronto dinamico sugli eventuali mutamenti intervenuti medio tempore di tipo normativo o fattuale, con ciò creando le condizioni per un riscontro rapido e circostanziato.
Prospettive del prossimo futuro
Le prospettive sono tutte da definire, ma la MCC potrebbe risultare uno strumento di certezza e di semplificazione anche sul piano della documentazione necessaria nel caso di operazioni transnazionali. Peraltro, la “profilazione” di imprese che abbiano attivato la MCC può essere l’occasione per aumentare il grado di “affidabilità fiscale” delle stesse anche in un’ottica internazionale, nonché per l’individuazione di “best practices” condivise a livello sovranazionale.
In definitiva, il progetto di una MCC può rappresentare un’opportunità per le grandi multinazionali, che potrebbero quindi instaurare agevolmente un tavolo di confronto improntato al dialogo preventivo con più amministrazioni fiscali chiamate ad esprimersi contestualmente sulle specificità correlate a progetti o più ampi modelli di business. Parallelamente, ciò costituirebbe un vantaggio anche per gli stessi apparati statali che, raccogliendo le istanze dei contribuenti coinvolti, potrebbero fornire maggiore sostegno al rilancio della armonizzazione normativa, in un’ottica di maggiore certezza e semplificazione della fiscalità internazionale.
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Marco Nessi
- Dottore Commercialista e Revisore LegaleRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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