Il panorama giuslavoristico italiano, nel biennio 2025-2026, si trova a un crocevia epocale, chiamato a fronteggiare con rinnovato vigore la piaga persistente del lavoro povero e la pratica insidiosa del dumping salariale. L'erosione del potere d'acquisto, acuita da dinamiche inflattive e da una stagnazione retributiva decennale, ha elevato il tema della "giusta retribuzione" a imperativo categorico, non solo di equità sociale ma di stabilità economica.
In questo scenario, l'ordinamento sta dispiegando una strategia complessa e poliedrica, che si articola lungo tre direttrici d'intervento concorrenti:
Anche il recentissimo cd. DL Primo Maggio (DL 62/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 30 aprile 2026 n. 99) si colloca in questo edificio; non come mera disciplina di soglia, bensì come infrastruttura anti-dumping. Nelle intenzioni del decreto, il "salario giusto" diviene condizione di accesso agli incentivi: un dato da rendere tracciabile, parametro di vigilanza e criterio di leale concorrenza tra imprese.
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