Con il Quaderno n. 34, pubblicato nell’aprile 2026, la UIF (Unità di Informazione Finanaziaria) prosegue il percorso di divulgazione già avviato negli anni precedenti, mettendo a disposizione una selezione di casi recenti e significativi emersi dall’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, offrire una rappresentazione concreta dei principali schemi criminosi; dall’altro, rendere accessibili fenomeni complessi anche a un pubblico non specialistico, senza rinunciare alla profondità tecnica dell’analisi. È proprio questa combinazione tra finalità divulgativa e rigore operativo a rendere il documento particolarmente utile per i soggetti obbligati e, più in generale, per tutti gli operatori coinvolti nei presidi di prevenzione.
Il dato forse più rilevante, sul piano sistemico, è che il Quaderno non si limita a descrivere singoli episodi anomali, ma restituisce una vera e propria mappa evolutiva delle condotte riconducibili al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. La raccolta mostra infatti come gli schemi illeciti contemporanei tendano a combinare opacità soggettiva, sofisticazione tecnica, dispersione geografica dei flussi e utilizzo strumentale di veicoli giuridici o finanziari apparentemente leciti. In questo senso, il valore del documento non risiede soltanto nella descrizione delle fattispecie, ma nella capacità di far emergere i nessi tra fenomeni diversi e di indicare, in controluce, le aree di maggiore vulnerabilità del sistema.
La Presentazione attribuisce un ruolo centrale, in linea con l’edizione precedente, all’abuso delle misure agevolative e alla distrazione di fondi pubblici. Non si tratta di un rilievo meramente descrittivo. La UIF sottolinea, infatti, che le risorse destinate al sostegno dell’economia e allo sviluppo del tessuto produttivo continuano a costituire un ambito particolarmente esposto a fenomeni di utilizzo improprio. L’attenzione è rivolta anche ai fondi di provenienza comunitaria, che possono essere deviati verso finalità diverse da quelle previste o convogliati verso soggetti e iniziative incoerenti con gli obiettivi dei programmi di finanziamento. Ne emerge una conferma importante: il tema delle agevolazioni pubbliche non può più essere letto come settore separato rispetto al perimetro antiriciclaggio, ma come uno dei terreni nei quali il rischio di riciclaggio e finaziamento del terorismo si manifesta oggi con maggiore intensità e varietà.
La struttura del Quaderno conferma questa impostazione. Tra i casi selezionati figurano, infatti, l’abuso di fondi comunitari destinati al sostegno dell’agricoltura, l’interposizione di una società che agisce come fiduciaria in un giro di fondi finalizzato all’indebito ottenimento di agevolazioni pubbliche e l’anomala circolazione di crediti tributari con utilizzo distorto del contratto di escrow. Già solo l’indice consente di cogliere la varietà delle tecniche utilizzate: non un unico schema ripetuto, ma un insieme di modelli operativi che sfruttano, di volta in volta, la debolezza dei controlli documentali, la complessità delle transazioni, la frammentazione soggettiva dei flussi o l’apparente legittimità di istituti negoziali sofisticati.
Accanto a questo primo asse tematico, il documento dedica ampio spazio alla crescente diffusione di schemi fraudolenti, anche di tipo piramidale, in settori innovativi e ad alta capacità attrattiva. La UIF osserva che tali schemi vengono spesso presentati come opportunità di investimento ad alto rendimento e riescono a coinvolgere un numero elevato di soggetti, anche grazie all’uso di strumenti digitali. Il punto, però, non è soltanto la persistenza del modello piramidale in sé, ma la sua capacità di adattarsi ai contesti economici più dinamici e di innestarsi in circuiti già emersi nell’analisi di altre fattispecie illecite. Anche sotto questo profilo, il Quaderno si segnala per un approccio realistico: la frode non è rappresentata come fenomeno marginale o residuale, ma come componente sempre più fluida di ecosistemi finanziari, tecnologici e commerciali in rapida evoluzione.
Un ulteriore versante di particolare interesse è quello dei crypto-asset. La Presentazione precisa che il Quaderno approfondisce il ricorso alle criptoattività quale strumento di riciclaggio dei proventi di truffe e di finanziamento del terrorismo, evidenziando come l’impiego di valute virtuali e di infrastrutture decentralizzate possa agevolare l’occultamento e il trasferimento di risorse, sfruttandone rapidità e dimensione transnazionale. Il punto non è, dunque, una generica diffidenza verso l’innovazione tecnologica, ma la constatazione che tali strumenti possono accrescere la complessità delle attività di ricostruzione, imponendo l’uso di tecniche investigative e di analisi finanziaria più avanzate. In tal senso, il Quaderno appare pienamente coerente con una linea ormai consolidata: l’innovazione finanziaria non riduce la necessità di controllo, ma ne modifica profondamente gli strumenti.
Particolarmente significativo è anche il rilievo attribuito agli ingenti flussi finanziari, provento di illeciti di varia natura, inviati dall’Italia verso Paesi asiatici. La UIF sottolinea che il fenomeno, da tempo all’attenzione dell’Unità, ricorre in tre casi del volume e consente di mettere in luce approcci analitici differenti, tra cui il ricorso alla network analysis, lo sfruttamento di nuove basi dati, come quelle della fatturazione elettronica, e la collaborazione con FIU estere nell’ambito di progetti di joint analysis. Qui il Quaderno offre una lezione metodologica di particolare importanza: i fenomeni di riciclaggio contemporanei non possono essere efficacemente letti con strumenti isolati o con una visione meramente domestica. La dimensione transnazionale dei flussi impone una capacità di integrazione tra dati, tecniche e cooperazione istituzionale molto più avanzata rispetto al passato.
La prima casistica, dedicata a un’ipotesi di money laundering as a service offerto da un agente di pagamento, è esemplare proprio sotto questo profilo. Secondo il Quaderno, un agente di pagamento europeo, presentandosi al pubblico come banca o istituto di pagamento pur in assenza delle prescritte autorizzazioni, avrebbe favorito la canalizzazione di ingenti flussi finanziari illeciti dall’Europa all’Asia. Il caso mostra come la complessità dell’architettura societaria, la frammentazione dell’operatività, l’uso di passaporti europei e il coinvolgimento di più intermediari possano concorrere a conferire parvenza di legittimità a un’attività con verosimili profili di abusivismo finanziario. Al tempo stesso, esso valorizza il ruolo della joint analysis tra FIU quale strumento essenziale per acquisire una visione globale di schemi cross-border, difficilmente percepibili in assenza di un’azione coordinata.
Nel complesso, il Quaderno UIF n. 34 restituisce un messaggio chiaro: la collaborazione attiva resta presidio essenziale, ma da sola non basta se non è accompagnata da un utilizzo sempre più consapevole e integrato delle informazioni disponibili e da strumenti di analisi adeguati alla complessità dei fenomeni osservati. È questo, probabilmente, il passaggio più rilevante anche per gli operatori: le casistiche non devono essere lette come repertorio di curiosità investigative, bensì come indicazioni operative sulla necessità di affinare i processi di lettura dell’anomalia, di superare approcci meramente formali e di cogliere le connessioni tra dati, soggetti, geografie e finalità economiche apparenti. In questa prospettiva, il Quaderno non offre soltanto esempi ma offre, soprattutto, un metodo.
Fonte: Quaderno UIF n. 34/2026
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