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L'entrata in vigore del Codice degli incentivi (D.Lgs. 184/2025) il 1° gennaio 2026 segna l'avvio di una riforma attesa dal PNRR, ma l'analisi di Assonime (Circ. 2 aprile 2026 n. 10) ne evidenzia la natura di "opera incompiuta". L'Associazione segnala come l'efficacia del nuovo testo sia minata dalla mancanza del secondo decreto legislativo sulla razionalizzazione dell'offerta e dal rischio che le deroghe ai "bandi-tipo" riproducano la giungla normativa attuale. Particolare preoccupazione desta l'introduzione di nuovi obblighi comunicativi preventivi per i crediti d'imposta, che di fatto ne attenuano il carattere di automaticità a favore di un monitoraggio finanziario più stringente.

L'incompiutezza del quadro normativo

Assonime sottolinea che il Codice, da solo, non basta a riorganizzare la disciplina. Manca infatti il secondo decreto legislativo, dedicato alla "razionalizzazione dell'offerta" e all'individuazione di modelli di agevolazione definiti e ordinati. Il termine per l'esercizio della relativa delega è stato prorogato al 31 marzo 2026; lo stesso giorno, il relativo atto ha iniziato l'iter nelle Commissioni parlamentari competenti. In attesa dell'approvazione, il rischio è che il sistema rimanga sovraccarico di strumenti sovrapponibili.

Il rischio di "disarmonia" nei bandi-tipo

Per garantire l'uniformità, il Codice introduce il "bando-tipo". Tuttavia, è prevista la possibilità di deroga per disposizioni non compatibili con le finalità dell'incentivo. Assonime riporta il monito del Consiglio di Stato: queste deroghe, sebbene limitate, potrebbero creare una "disarmonia del sistema", vanificando l'obiettivo di semplificazione e trasparenza perseguito dal legislatore.

Il coordinamento Stato-Regioni: una sfida aperta

Nonostante l'istituzione di un Tavolo permanente presso il MIMIT, il coordinamento resta critico. La sovrapposizione tra misure nazionali e locali è indicata come una delle principali cause di dispersione delle risorse. Inoltre, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome mantengono le proprie competenze compatibilmente con i rispettivi statuti, il che potrebbe limitare l'applicazione uniforme del Codice su tutto il territorio.

Crediti d'imposta: addio all'automatismo puro?

Una delle novità più rilevanti riguarda gli incentivi fiscali automatici (come i crediti d'imposta), formalmente esclusi dal Codice ma soggetti a nuove regole. La loro fruizione è ora subordinata a una comunicazione preventiva dell'ammontare e della ripartizione pluriennale della spesa. Assonime osserva che ciò mira a superare il funzionamento "integralmente automatico" per esigenze di monitoraggio della spesa pubblica, introducendo però un nuovo onere burocratico preventivo.

L'incognita dei decreti attuativi e della fase transitoria

Molte disposizioni cruciali — come quelle sul Programma degli incentivi, sul Tavolo permanente e sul sistema di valutazione — non sono ancora operative. La loro efficacia decorrerà solo dalla data di acquisto di efficacia dei relativi decreti attuativi. Questo sfasamento crea un'incertezza sui tempi reali di messa a regime della riforma.

Discrezionalità nelle premialità

Il Codice introduce elementi premianti (es. rating di legalità, parità di genere). Tuttavia, Assonime cita il rilievo del Consiglio di Stato sulla discrezionalità lasciata alle singole amministrazioni nell'individuare premialità ulteriori. Se non ancorate a basi normative precise e gestite via bando-tipo, queste potrebbero riprodurre disparità di trattamento tra imprese.

Digitalizzazione: tra opportunità e ritardi

Sebbene la digitalizzazione sia un pilastro della riforma, l'implementazione dei servizi avanzati (come l'IA per l'orientamento delle imprese) sulla piattaforma Incentivi.gov.it sarà solo progressiva. Fino ad allora, le imprese dovranno confrontarsi con un sistema che convive ancora con le vecchie procedure per i bandi pubblicati prima del 2026.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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di Pietro Mosella - Giornalista pubblicista

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