La ricerca: un’istantanea che si muove
A raccontarlo con chiarezza è la ricerca presentata nell’ambito delle attività legate al 63° Congresso Nazionale dell’UNGDCEC a Napoli. Una survey costruita su oltre 1.500 contributi di commercialisti, che non offre una fotografia statica della professione, ma ne traccia l’evoluzione nel tempo: cosa sta davvero succedendo negli studi, come cambiano gli atteggiamenti, dove si concentrano i benefici percepiti, quali resistenze permangono e quali nuove traiettorie si delineano.
La dimensione longitudinale della ricerca è uno degli elementi più preziosi. Poter confrontare i dati di quest’anno con quelli dell’edizione precedente consente di distinguere ciò che è una tendenza strutturale da ciò che era solo curiosità momentanea. E ciò che emerge con forza è che l’Intelligenza Artificiale non è più un tema di nicchia, riservato agli studi più grandi o tecnologicamente avanzati: è diventata una questione trasversale, che riguarda professionisti di ogni dimensione e contesto.
L’efficienza: il primo beneficio, concreto e misurabile
Il primo dato che emerge dalla survey è forse il più semplice ed emblematico, ma proprio per questo merita attenzione: l’Intelligenza Artificiale funziona. Dalla ricerca si stima un risparmio di tempo compreso tra il 10% e il 30% grazie alle funzionalità di IA integrate nei software professionali e negli strumenti generalisti. A questo si aggiunge un ulteriore dato ancora più marcato: più del 70% dei professionisti riscontra una riduzione concreta dei tempi operativi e delle attività ripetitive.
Questi numeri non vanno letti come semplici statistiche: raccontano un cambiamento nella quotidianità del lavoro. Le attività che richiedevano ore — ricerche normative, stesura di testi standard, elaborazione di dati ricorrenti — vengono oggi gestite con una velocità impensabile solo pochi anni fa. Non si tratta più di sperimentazione. È operatività consolidata. E lo dimostrano anche i comportamenti concreti: un numero crescente di studi ha già avviato percorsi strutturati di adozione, tra chi ha integrato soluzioni stabili, chi le sta affinando e chi è ancora in fase di avvio ma con una direzione chiara.
Oltre l’efficienza: il tema della maturità nell’utilizzo
Ma è guardando oltre questi numeri che emerge il punto più interessante e, per certi versi, il più sfidante. Perché l’adozione è reale, diffusa, misurabile, ma non è ancora, nella maggior parte dei casi, vera trasformazione. L’Intelligenza Artificiale sta migliorando il modo in cui lavoriamo, ma non ha ancora modificato in profondità il perimetro di ciò che facciamo. I benefici legati all’efficienza sono chiari e condivisi. Molto meno lo sono quelli legati alla qualità delle analisi, alla generazione di nuovo valore o alla costruzione di servizi evoluti.
In parallelo, una quota ancora significativa di professionisti non utilizza l’IA nei processi più sensibili, oppure si affida prevalentemente a strumenti generalisti, senza una piena fiducia nei risultati. Questo elemento introduce un tema spesso sottovalutato: la maturità nell’utilizzo. Usare uno strumento senza capirne i limiti è un rischio; usarlo in modo meccanico, senza collegarlo a un obiettivo professionale preciso, è un’occasione mancata.
Strumenti generalisti e verticali: una diramazione già in atto
Un ulteriore elemento che emerge con chiarezza riguarda le modalità di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale generativa. Oggi i professionisti utilizzano mediamente circa due strumenti diversi, segnale di un approccio ormai concreto ma ancora in fase di strutturazione. Accanto a questo, si intravede una dinamica che avevamo già anticipato nel nostro Manifesto sull’Intelligenza Artificiale del 2024: una progressiva diramazione nell’utilizzo.
Da un lato troviamo strumenti generalisti, impiegati in modo trasversale per attività quotidiane, supporto operativo e gestione delle informazioni. Dall’altro, soluzioni sempre più verticali e specialistiche, progettate per rispondere a esigenze specifiche e ad alto contenuto professionale: analisi di bilancio avanzate, supporto nelle operazioni straordinarie, gestione di pratiche fiscali complesse. Non si tratta di due modelli alternativi, ma complementari. L’IA orizzontale semplifica e velocizza; quella verticale qualifica e differenzia. È proprio nell’equilibrio tra queste due direttrici che si giocherà una parte rilevante dell’evoluzione della professione nei prossimi anni.
La scelta che conta: cosa fare del tempo liberato
Se c’è un concetto che attraversa tutta la ricerca e che, a nostro avviso, merita di essere collocato al centro della riflessione, è quello del tempo liberato. L’efficienza dell’IA non produce automaticamente trasformazione: la produce solo se il tempo recuperato viene reinvestito consapevolmente. Se il tempo risparmiato viene semplicemente riassorbito dalle stesse attività, magari gestendo un volume maggiore di pratiche ordinarie, l’efficienza diventa solo una leva di compressione dei margini. Se invece viene reinvestito in attività a maggiore valore aggiunto — analisi più profonde, relazioni più qualificate con i clienti, sviluppo di nuove competenze — allora diventa trasformazione.
Utilizzare l’IA per velocizzare attività esistenti è un primo passo, necessario ma non sufficiente. Ed è qui, in questa distanza tra utilizzo e trasformazione, che si concentra la sfida vera della professione nei prossimi anni. Siamo in una fase intermedia: non più all’inizio, ma nemmeno ancora nella trasformazione profonda. E ogni fase intermedia porta con sé una scelta.
Le specializzazioni: dove si redistribuisce il valore
È in questo contesto che va letto uno degli elementi più significativi della ricerca: l’evoluzione delle specializzazioni. Dalla survey emerge un trend chiaro e progressivo. Le attività classiche legate a bilanci e fiscalità restano centrali — e lo resteranno ancora a lungo — ma mostrano una contrazione nelle prospettive future, sia in termini di peso economico sia di differenziazione competitiva. Non è una perdita di valore, ma un riequilibrio naturale all’interno della professione, in parte accelerato proprio dall’automazione resa possibile dall’IA.
Accanto alle attività tradizionali, crescono ambiti che richiedono competenze più profonde e una maggiore capacità di interpretazione: il controllo di gestione e la consulenza manageriale, le operazioni straordinarie, la finanza d’impresa, la tutela e pianificazione del patrimonio. Parallelamente, si consolidano nuove direttrici legate al digitale, ai dati e alla sostenibilità, che stanno entrando sempre più stabilmente nel perimetro della professione.
Questo doppio movimento — evoluzione delle specializzazioni esistenti e nascita di nuove aree — è il segnale più evidente di un cambiamento strutturale. La professione non si sta restringendo. Si sta articolando, aumentando il proprio livello di complessità e, allo stesso tempo, di valore potenziale per chi saprà posizionarsi sui segmenti più qualificati.
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