Assonime richiama l’attenzione dei propri associati su una recente e significativa pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ridefinisce il ruolo e le responsabilità delle piattaforme digitali rispetto alla tutela dei dati personali. Invero, l’associazione delle imprese sottolinea nel Caso 2/2026 l’importante sentenza del 2 dicembre 2025 (causa C-492/23), destinata a incidere sull’offerta e sulla fruizione dei servizi online, nonché a chiarire il rapporto tra la disciplina sulla protezione dei dati personali e quella sull’e-commerce.
La vicenda
Tutto nasce da un caso di diffamazione online. Nel 2018, su una piattaforma di annunci gestita dalla società Russmedia Digital, un utente anonimo aveva pubblicato un annuncio falso nel quale si sosteneva che una donna offrisse servizi sessuali, e aveva corredato il testo con fotografie e numero telefonico della persona indicata. Dopo la segnalazione della diretta interessata, la piattaforma aveva provveduto a rimuovere l’inserzione; tuttavia, nel frattempo, il contenuto era già stato copiato e ripubblicato su altri siti internet. La donna aveva quindi promosso un’azione risarcitoria, ottenendo in primo grado il riconoscimento di un danno mora...
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