Investire sul proprio futuro, pianificando la miglior uscita pensionistica e la massimizzazione della contribuzione: un obiettivo di moltissimi al giorno d'oggi.
Che può essere perseguito in diversi modi: ad esempio, scegliendo di riscattare il percorso di studi universitario; oppure aderendo a un fondo di previdenza complementare.
Ma gli effetti che si possono ottenere sono differenti: uno punta sull’aumentare la contribuzione utile a fini di anticipare l’accesso a pensione, la previdenza complementare, invece, sull’integrare l’importo della pensione pubblica.
Analizziamo le due possibilità più da vicino.
Riscatto laurea
Il riscatto della laurea consente al lavoratore, previa domanda, di coprire periodi senza contribuzione aggiungendo anni utili ai fini pensionistici.
È uno strumento oneroso che si perfeziona con il pagamento dell’importo dovuto: i periodi riscattati vengono così equiparati alla contribuzione effettiva e risultano validi sia per il diritto alla pensione sia per la misura dell’assegno.
Il lavoratore, innanzitutto, deve aver conseguito il titolo di studio, il quale può essere riscattato solo per la durata legale del corso, escludendo quindi gli anni fuori corso, purché lo stesso periodo preso in osservazione per il riscatto non sia già coperto da altra contribuzione.
In aggiunta, il lavoratore e deve avere almeno un contributo effettivo già versato nell’AGO IVS alla data della domanda, ad eccezione della possibilità di presentare domanda da parte di soggetti inoccupati.
Tra i percorsi riscattabili vi sono:
Possono essere riscattati anche i titoli conseguiti all’estero possono, se riconosciuti in Italia o purché abbiano un valore legale nel nostro ordinamento.
Essendo uno strumento oneroso, il calcolo dell’ammontare da riscattare varia in base al sistema di calcolo della pensione e alla collocazione temporale dei periodi:
Il plus del riscatto è la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione: aggiungendo, infatti, contributi in un periodo di vuoto il lavoratore aumenta la sua anzianità contributiva; oppure, un altro caso in cui può essere strategico il riscatto è la possibilità, per quei lavoratori che non hanno sufficienti contributi, di raggiungere i 20 anni minimi richiesti per la pensione di vecchiaia, al compimento dell’età anagrafica pari ad oggi di 67 anni.
La scelta del riscatto, però, deve essere ponderata anche in relazione all’investimento economico richiesto, considerando il punto di pareggio tra costo sostenuto e incremento futuro della pensione. ù
Infine, ma non meno importante, per rendere l’operazione più favorevole si deve considerare l’aspetto della deducibilità IRPEF, ammortizzando il costo effettivo a carico del lavoratore.
Previdenza complementare
Il tema della previdenza complementare assume sempre più valore nel nostro ordinamento, soprattutto in relazione alla profonda modifica del sistema di calcolo della pensione pubblica obbligatoria che, a seguito dell’introduzione del calcolo contributivo di concerto con il progressivo aumento della durata della vita media, il quale provoca un allungamento del periodo di pagamento delle pensioni, determina un sempre maggiore gap relativo al tasso di sostituzione, ossia quell’elemento che indica la differenza tra l’ultimo stipendio da lavoro e la prima liquidazione della pensione.
Investire in un fondo di previdenza complementare permette al lavoratore di aumentare la sua rendita pensionistica futura: accanto alla pensione pubblica verrà erogato l’ammontare accantonato in quella integrativa.
È evidente che lo scopo di investire nella previdenza di secondo pilastro non determina la possibilità di anticipare la pensione perché in questo caso non si vanno ad aggiungere contributi utili, ma si lavora solo ai fini di un incremento dell’assegno.
La scelta in riferimento al fondo di previdenza varia in funzione del soggetto aderente e alla situazione lavorativa, potendo scegliere di destinare al fondo solo esclusivamente il trattamento di fine rapporto (TFR), oppure per i lavoratori autonomi finanziando individualmente l’ammontare del fondo, oppure aderendo ad un fondo negoziale prevedendo il versamento, oltre alla quota maturanda di TFR, anche una percentuale di contribuzione prevista a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso.
In questo ultimo caso, l’ulteriore vantaggio di aderire alla previdenza complementare, permette al lavoratore di ottenere un beneficio fiscale attraverso la deducibilità annua, innalzata con la legge di bilancio 2026 a 5.300 euro annui.
Analisi comparativa
Questi due strumenti offrono degli elementi di pianificazione differente, pertanto, la scelta tra uno o l’altro non è univoca, ma dipende dalla valutazione di tanti fattori quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo:
In questa tabella si analizzano i vari ambiti a confronto degli strumenti analizzati.
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Riscatto di laurea |
Previdenza complementare |
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|---|---|---|
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Finalità previdenziale |
Pro: rafforza la pensione pubblica e valorizza gli anni di studio ai fini pensionistici. Contro: agisce solo dentro il sistema obbligatorio e non crea una posizione finanziaria autonoma. |
Pro: costruisce una pensione integrativa aggiuntiva rispetto a quella pubblica. Contro: non incide direttamente sulla pensione obbligatoria. |
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Anzianità contributiva |
Pro: aumenta gli anni di contribuzione utili ai fini pensionistici. Contro: il beneficio effettivo va verificato caso per caso. |
Pro: consente di accumulare risorse per il futuro. Contro: non aggiunge anni di contributi utili. |
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Accesso alla pensione |
Pro: può aiutare ad avvicinare alcuni requisiti pensionistici. Contro: non sempre comporta un reale anticipo dell’uscita dal lavoro, dovendo anche considerare l’adeguamento all’aspettativa di vita. |
Pro: integra il reddito pensionistico futuro. Contro: non aiuta a maturare prima il diritto alla pensione pubblica. |
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Importo della pensione futura |
Pro: può aumentare l’importo della pensione pubblica. Contro: l’aumento non sempre è proporzionato al costo sostenuto. |
Pro: permette di costruire un capitale/rendita aggiuntiva per integrare la pensione pubblica. Contro: l’importo finale dipende da rendimenti e continuità dei versamenti. |
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Costo e sostenibilità finanziaria |
Pro: può essere rateizzato e quindi reso più gestibile. Contro: spesso ha un costo elevato, soprattutto nella forma ordinaria. |
Pro: è più modulabile, perché i versamenti possono essere calibrati nel tempo. Contro: richiede costanza e disciplina di risparmio per produrre risultati significativi. |
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Fiscalità |
Pro: gode di benefici fiscali tramite deducibilità/detrazione nei casi previsti. Contro: il vantaggio fiscale da solo non basta a renderlo sempre conveniente. |
Pro: ha una fiscalità particolarmente favorevole su contributi, rendimenti e prestazioni. Contro: il beneficio fiscale è massimo soprattutto se si versa con continuità e con capienza fiscale adeguata. |
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Flessibilità |
Pro: è uno strumento strutturale nel sistema pubblico. Contro: è poco flessibile, perché le somme versate restano vincolate alla previdenza obbligatoria. |
Pro: offre maggiore flessibilità, con possibilità di anticipazioni, riscatti e trasferimenti nei limiti di legge. Contro: resta comunque uno strumento vincolato a finalità previdenziali, non totalmente libero. |
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Rischio |
Pro: non è soggetto alla volatilità dei mercati. Contro: la convenienza dipende fortemente dall’evoluzione normativa e dalla situazione personale. |
Pro: consente di scegliere comparti con diversi livelli di rischio. Contro: il capitale può oscillare in base all’andamento dei mercati. |
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Matteo Podda
- Consulente del Lavoro, Studio Nevio Bianchi e PartnersRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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