Inquadramento del progetto e finalità
Il progetto promosso dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) per le piccole e microimprese, avviato nel 2024 e tutt’ora in evoluzione, nasce con l’obiettivo di rendere i principi contabili nazionali maggiormente accessibili alle imprese di minori dimensioni, intervenendo in un’ottica di proporzionalità e semplificazione.
Come reso noto dal comunicato stampa del 28 maggio 2024, il Consiglio di Amministrazione dell’Organismo ha avviato formalmente il progetto, ponendo al centro la revisione degli obblighi informativi e dei criteri di valutazione, al fine di alleggerire gli adempimenti formali senza compromettere la qualità e l’affidabilità dell’informazione di bilancio.
L’iniziativa si colloca nel solco delle indicazioni provenienti dalla Legge delega per la riforma fiscale (L. 111/2023), che, all’articolo 9, prevede l’introduzione di soluzioni proporzionate per le imprese di dimensioni contenute, attraverso un’ottimizzazione della disciplina codicistica in materia di bilancio.
La fase di consultazione e il Feedback Statement
In via preliminare, l’OIC ha avviato un’ampia consultazione volta a individuare le principali criticità applicative della disciplina vigente. Sono stati predisposti quattro distinti questionari indirizzati rispettivamente ai redattori del bilancio, ai professionisti contabili, ai revisori legali e agli utilizzatori dei bilanci, prevalentemente finanziatori.
Le 304 risposte raccolte hanno evidenziato un orientamento diffuso a favore di un alleggerimento degli oneri formali per le PMI, spesso prive di strutture amministrative complesse, senza tuttavia pregiudicare l’attendibilità dei dati contabili. Tra le criticità emerse si segnalano: le difficoltà applicative connesse al postulato della prevalenza della sostanza sulla forma, specie in relazione a valutazioni contrattuali complesse; le complessità legate ai “lavori in corso su ordinazione”, disciplinati dall’OIC 23, in particolare per l’applicazione del metodo della percentuale di completamento.
Proprio con riferimento a tale profilo, il Feedback Statement del 19 novembre 2025 indica, a titolo esemplificativo tra le possibili soluzioni prospettate in risposta alle criticità rilevate, la possibilità per le PMI di adottare il metodo della commessa completata, ritenuto maggiormente coerente con le capacità organizzative tipiche delle imprese di minori dimensioni.
Dal lato dei professionisti, circa il 25% dei rispondenti ha segnalato difficoltà nell’attività di revisione, riconducibili a strutture interne limitate e a una conoscenza non sempre approfondita dei principi contabili adottati. Gli utilizzatori dei bilanci, invece, hanno confermato la centralità del documento contabile anche per le PMI, pur ritenendo non imprescindibile, in molti casi, la redazione del rendiconto finanziario.
Confronto con le esperienze europee
Il progetto ha incluso un’analisi comparativa dei modelli adottati in diversi Paesi dell’Unione Europea, tra cui Francia, Germania, Spagna, Olanda, Svezia, Danimarca e Regno Unito, al fine di valutare soluzioni coerenti con le migliori prassi internazionali.
Dall’esame emerge che ordinamenti come Francia e Germania hanno preferito introdurre semplificazioni all’interno del quadro generale dei principi contabili, senza creare sistemi autonomi per le PMI. Tra le principali misure si annoverano: l’adozione del metodo della commessa completata per i lavori pluriennali, la possibilità di non calcolare ratei e risconti, l’utilizzo di schemi di bilancio ridotti e regole semplificate per alcune poste finanziarie. Altri Paesi, invece, hanno predisposto discipline contabili separate, specificamente dedicate alle piccole e microimprese.
Il tema della sostenibilità
L’OIC è intervenuto anche sul versante della rendicontazione di sostenibilità, evidenziando, nella consultazione EFRAG sullo standard per le PMI quotate (LSME), l’esigenza di proporzionalità e semplificazione degli oneri informativi.
In alternativa a un adattamento del modello previsto per le grandi imprese, l’Organismo ha suggerito di assumere come base il VSME, integrandolo con un modulo aggiuntivo coerente con la CSRD. Anche alla luce del rinvio dell’entrata in vigore della direttiva, l’obiettivo resta quello di evitare disallineamenti e contenere il carico informativo per le PMI, soprattutto se inserite in catene del valore soggette agli obblighi europei.
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Patrizia Tettamanzi
- Professore Ordinario LIUC e a contratto Università Bocconi, Dottore Commercialista e Revisore LegaleElena Zaccone
- Assistente alla ricerca in Financial and Sustainability Reporting presso l’Università Cattaneo-LIUCRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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