Verso un nuovo paradigma di Cooperazione
Con il Piano Mattei, l’Italia consolida il proprio ruolo di partner strategico dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), contribuendo a ridefinire la cooperazione internazionale come leva di investimento geopolitico e non più come semplice assistenza allo sviluppo. Il nuovo approccio privilegia settori ad alto impatto sistemico — clima, digitale e intelligenza artificiale — integrando finanza pubblica e capitale privato con l’obiettivo di stabilizzare i mercati africani e ridurre il rischio per gli investitori.
Questa trasformazione colloca l’Italia all’interno di un quadro multilaterale più ampio, in cui la cooperazione non è solo strumento di solidarietà, ma architettura economica e politica per la crescita sostenibile.
Dal modello assistenziale all’investimento strategico
Al Vertice Italia-Africa di Addis Abeba (febbraio 2026), la Presidente del Consiglio italiana ha definito il Piano Mattei come «una partnership con visione internazionale, non una strategia nazionale isolata», sottolineando i risultati conseguiti grazie alla collaborazione con istituzioni multilaterali come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo.
Le dichiarazioni politiche si inseriscono in una traiettoria avviata già con l’AI Hub di Nairobi, co- organizzato da Italia, Kenya e UNDP, dove sono stati annunciati quattro protocolli d’intesa con partner internazionali, tra cui Microsoft e NASA Harvest. Tra le iniziative più rilevanti figura la co- progettazione dell’AI 10 Billion Initiative, che mira a favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale come motore di crescita economica e occupazionale, con un potenziale di decine di milioni di nuovi posti di lavoro in Africa.
Il successo di questi eventi ha portato anche al riconoscimento politico europeo. La Presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, ha qualificato il Piano Mattei come esempio concreto di cooperazione Team Europe, richiamando accordi per oltre 1,2 miliardi di euro in Africa e la necessità di trasformare la visione strategica in risultati tangibili attraverso capitale privato e infrastrutture sostenibili.
UNDP come partner strutturale della nuova cooperazione italiana
Con il Piano Mattei, l’Italia ha ridefinito la propria politica di cooperazione verso l’Africa, superando un’impostazione prevalentemente assistenziale per adottare un programma di investimenti strategici e multisettoriali. Già nel giugno 2025, un accordo tra Italia e UNDP ha
portato alla creazione dell’AI Hub for Sustainable Development, una piattaforma pensata per accelerare l’innovazione in Africa attraverso l’intelligenza artificiale.
L’iniziativa persegue tre obiettivi principali: ridurre il digital divide, sostenere startup africane e sviluppare capacità tecniche locali in settori chiave quali energia, agricoltura e sanità. In questo quadro, la collaborazione con l’UNDP assume una centralità inedita: l’Italia non opera più esclusivamente come donatore, ma come partner strutturale capace di integrare finanza pubblica, capitale privato e visione geopolitica di lungo periodo.
Il ruolo di CDP e la leva finanziaria
Uno degli elementi qualificanti del nuovo approccio è il rafforzamento del ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, che agisce come catalizzatore di investimenti attraverso strumenti di blended finance e piattaforme dedicate. Tra queste rientra anche la piattaforma PISTA, concepita per sostenere progetti di adattamento e mitigazione climatica in Africa.
Gli accordi operativi con l’UNDP mirano a mobilitare risorse in settori ad alto impatto sistemico: transizione climatica e finanza verde, infrastrutture digitali, innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, rafforzamento istituzionale e governance economica. Nel novembre 2024 è stata lanciata la Digital Flagship with Africa Initiative, promossa da Italia e UNDP per sostenere la trasformazione digitale in Paesi come Costa d’Avorio, Ghana, Mozambico e Senegal. L’obiettivo non è solo finanziare singoli progetti, ma stabilizzare ecosistemi economici, riducendo il rischio percepito dagli investitori privati.
In questa prospettiva, CDP opera come vera e propria istituzione di de-risking, abbassando il costo del capitale e rendendo bancabili progetti in contesti tradizionalmente considerati ad alto rischio.
Clima, digitale e intelligenza artificiale: la nuova frontiera della cooperazione
Il focus su clima e digitale risponde a una duplice esigenza: sostenibilità ambientale e competitività economica. Attraverso partnership multilaterali e programmi congiunti, l’Italia contribuisce a sviluppare infrastrutture energetiche resilienti, anche grazie al coinvolgimento di attori industriali come Enel; sostenere sistemi agricoli intelligenti e filiere produttive innovative, con il contributo di realtà come Bonifiche Ferraresi; promuovere piattaforme digitali pubbliche e l’adozione responsabile dell’intelligenza artificiale; implementare progetti di adattamento e mitigazione climatica attraverso la piattaforma PISTA, in collaborazione con UNDP, che integra finanza, tecnologia e know-how locale per massimizzare impatto e sostenibilità.
La cooperazione si configura così non come mera erogazione di fondi, che l’esperienza ha insegnato essere inefficace, bensì come trasferimento di competenze tecnologiche e manageriali, con effetto moltiplicatore sul sistema produttivo locale.
Un modello riconosciuto anche oltre l’Atlantico
In diversi documenti ufficiali dell’UNDP emersi a margine del World Economic Forum, l’approccio
italiano viene indicato come modello virtuoso di cooperazione multilaterale orientata agli investimenti. Il Piano Mattei combina infatti visione politica di lungo periodo, coordinamento tra istituzioni pubbliche e settore privato, utilizzo avanzato della finanza climatica e riduzione strutturale del rischio paese.
Questo paradigma è osservato con interesse anche da partner extraeuropei, inclusi gli Stati Uniti e il Giappone, come possibile blueprint per una cooperazione allo sviluppo più efficace in un contesto segnato dalla riduzione dei programmi tradizionali di assistenza gestiti dalla USAID e da una crescente domanda di strumenti finanziari più orientati all’investimento diretto e alla cooperazione con i governi africani.
Conclusioni
Il Piano Mattei segna una trasformazione profonda della politica estera economica italiana. L’Italia si propone come ponte tra Europa, Africa e sistema multilaterale, rafforzando la collaborazione con l’UNDP e creando un ambiente più sicuro e attrattivo per gli investimenti privati.
Alla COP30 di Belém, Italia e UNDP hanno ulteriormente consolidato la loro cooperazione sulla finanza climatica, presentando nuovamente la piattaforma PISTA, che ha già sostenuto progetti di adattamento e mitigazione in Africa, e annunciando una nuova call prevista per il 2026.
Nel suo insieme, il modello italiano rappresenta un passaggio dalla logica dell’aiuto a quella dell’investimento strategico: una cooperazione fondata su riduzione del rischio, integrazione pubblico-privato, trasferimento tecnologico e governance multilaterale. Un paradigma che potrebbe costituire un riferimento per la futura architettura della cooperazione internazionale.
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