Il recente DL Sicurezza sul lavoro (DL 159/2025), come integrato dalla legge di conversione (L. 198/2025), raccoglie una delle sfide forse più stimolanti e complesse, sul piano operativo: inserire nella “mappa” dei rischi da considerare/valutare, sui quali intervenire con adeguate misure di prevenzione e controllo, anche i c.d. “mancati infortuni” ( near miss ).
A questo fine viene prevista l'adozione, da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, d'intesa con l'INAIL, sentite le parti sociali, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto (31 ottobre 2025), di linee guida per l'identificazione, il tracciamento e l'analisi dei mancati infortuni da parte delle imprese con più di 15 dipendenti.
Il decreto del Ministero dovrà individuare in particolare:
Il nuovo adempimento si inserisce nel quadro generale di rafforzamento della cultura della prevenzione, e mira a consolidare un sistema di sicurezza partecipato, orientato alla prevenzione proattiva. In sostanza, il tracciamento e l'analisi dei mancati infortuni consente di trasformare ogni “quasi incidente” in un'occasione di apprendimento e miglioramento continuo, rafforzando la consapevolezza organizzativa e promuovendo ambienti di lavoro più sicuri, efficienti e sostenibili.
Si tratta – come si legge nella Relazione illustrativa al provvedimento di legge - di un sistema finalizzato alla realizzazione di uno strumento di apprendimento organizzativo che consente di individuare tempestivamente criticità operative, carenze procedurali e fattori di rischio, intervenendo in modo preventivo, ossia prima che si traducano in incidenti effettivi.
Legge di conversione
In sede di conversione, il legislatore, al fine coordinare il previsto intervento regolamentare (l'emanando decreto ministeriale), con esperienze maturate in materia, ha inoltre stabilito che:
Possibili ricadute sul piano operativo
La scelta del legislatore – che si pone, a ben guardare, nel solco delineato dall'art. 28 D.Lgs. 81/2008, il quale, come noto, impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi, inclusi quelli soltanto potenziali - è stata, evidentemente, nel senso di valorizzare il ricco patrimonio esistente, frutto di un lavoro portato avanti negli anni dall'INAIL, con documenti messi a disposizione delle aziende (es. la piattaforma “Condivido”), frutto della collaborazione tra lo stesso Istituto ed Enti/Soggetti rappresentativi di settori.
Si tratta di una piattaforma cui possono accedere aziende, associazioni e altri organismi rappresentativi delle imprese, e ciò anche a fini incentivanti, quali la possibile oscillazione/riduzione del premio assicurativo (Mod OT23).
Cosa si intende per near miss e perché individuarli
I near miss, secondo le indicazioni INAIL, rappresentano “eventi che, pur non avendo causato danni a persone, cose o ambiente, avrebbero potuto farlo”, ovvero “incidenti avvenuti nel luogo di lavoro che non hanno recato danni al lavoratore, pure avendone il potenziale”. Si tratta quindi di segnali che rivelano (o possono rivelare) la presenza di situazioni pericolose o condizioni di rischio latente.
Da questi vanno tenute distinte le situazioni di “non conformità”, da intendere come situazioni di pericolo che non generano alcun incidente/infortunio ma che sono rilevabili su procedure operative, attrezzature, ambienti di lavoro, DPI.
Nel documento INAIL si fa l'esempio della errata posizione (su una superficie posta al di sopra dell'altezza d'uomo) del martello e delle possibili varianti, dalle quali possono derivare conseguenze diverse:
Riconoscere, registrare e analizzare questi segnali – si legge nel documento INAIL - consente di individuare le cause profonde di potenziali incidenti, prevenendo il ripetersi di situazioni simili e promuovendo azioni correttive e migliorative. In un'ottica di miglioramento continuo, la gestione dei near miss si inserisce pienamente nei principi fondamentali dei sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, in particolare quelli sanciti dalla norma UNI EN ISO 45001:23+A1:24, che sottolinea l'importanza dell'identificazione delle opportunità di miglioramento, della partecipazione attiva dei lavoratori e della comunicazione efficace dei pericoli.
Fasi di gestione e prevenzione dei near miss
I documenti esaminati individuano il c.d. flusso di gestione del fenomeno.
Un primo passo è costituito dal flusso di comunicazione, il quale procede dal soggetto che effettua la segnalazione (chiunque in azienda) ai successivi soggetti che hanno il compito di ricevere, analizzare e risolvere il mancato infortunio o la situazione pericolosa, nonché di trasmettere gli opportuni feedback previsti dalla procedura.
Dal punto di vista procedurale il percorso può seguire le seguenti fasi:
I documenti INAIL disciplinano anche le diverse modalità di segnalazione, che possono variare in funzione delle modalità di lavoro e del contesto organizzativo. In particolare, le segnalazioni possono essere effettuate mediante:
A seguito degli interventi messi in atto, e valutata l'efficacia risolutiva degli stessi, si procede alla segnalazione della risoluzione e successive diffusione e discussione delle criticità emerse dall'analisi delle cause radice. Un eventuale percorso formativo potrà essere la fase finale della gestione della segnalazione.
In questo quadro - in attesa delle più volte ricordate linee guida ministeriali previste dal DL Sicurezza sul lavoro - un ruolo decisivo dovrà necessariamente essere assolto dal preposto. Una figura alla quale il legislatore assegna funzioni che non si limitano al solo coordinamento/controllo sulle attività dei lavoratori, ma che, soprattutto a seguito delle novità introdotte della L. 215/2021, proprio in relazione a comportamenti non conformi e/o a situazioni di pericolo accertato, possono sostanziarsi nella interruzione della stessa attività lavorativa.
Breve conclusione
Nell'ottica disegnata dalle richiamate indicazioni INAIL, appare evidente come il sistema di gestione dei near miss (SGNM) venga considerato parte integrante di un Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro (SGSL), che non si limita agli infortuni verificatisi, ma include anche situazioni potenzialmente rischiose per orientare interventi correttivi e preventivi più tempestivi ed efficaci.
La riuscita del sistema richiede naturalmente un cambio di cultura e un approccio, a partire dallo stesso datore di lavoro, volto alla condivisione delle informazioni e ad una comunicazione che sia realmente efficace. Un sistema che consenta di superare quella che viene chiamata cultura (o paura) dell'errore, che consiste nella paura di rendere noto l'errore o l'azione fallace che ha reso possibile individuare una situazione di criticità o di mancato incidente, per le possibili conseguenze che potrebbero derivarne anche in termini reputazionali.
L'analisi delle azioni compiute dagli operatori – si legge ancora nel documento INAIL - non può essere ridotta ad un giudizio “giusto/sbagliato” rispetto alle procedure in uso. È invece necessario che l'analisi venga condotta in modo da risalire alle reali cause dell'evento (cause radice) e chiedersi quali condizioni ne hanno permesso l'evenienza, in modo che possano essere corrette e migliorate.
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Esiste, tuttavia, un altro indicatore fondamentale, il “near miss” o quasi infortunio, che è un indicatore di rischio e sono incidenti che sono avvenuti nei luoghi di lavoro che non hanno recato danni fisici al lavorator..
Alessandro Currao
- IngegnereRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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