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sabato 29/11/2025 • 06:00

Fisco DAL 1° AL 31 DICEMBRE 2025

Avvisi bonari: in arrivo la tregua natalizia anche se parziale

Dal 1° al 31 dicembre scatta la moratoria per le comunicazioni non urgenti: una pausa natalizia nei conflitti amministrativi tra Erario e contribuenti, prevista dal D.Lgs. 1/2024. Ma attenzione: non è una moratoria generalizzata, né una garanzia di silenzio assoluto, perché rimane comunque possibile l'invio di atti amministrativi nei casi di “urgenza e indifferibilità”.

di Emiliano Covino - Avvocato cassazionista, Professore aggiunto Unitus, Ricercatore Tor Vergata

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Una tregua parziale, non una moratoria generalizzata

In un'epoca segnata da conflitti ben più drammatici su scala globale, anche l'amministrazione finanziaria parla oggi di “tregua”. Fortunatamente, si tratta di conflitti più pacifici: quelli tra Fisco e contribuente.

Nel solco del nuovo Statuto dei diritti del contribuente (D.Lgs. 219/2023), anche il D.Lgs. 1/2024 ha introdotto una novità apprezzabile: una sospensione strutturale dell'invio degli avvisi bonari e delle lettere di compliance nei periodi “sensibili” dell'anno, tra cui il mese di dicembre.

La cosiddetta tregua fiscale natalizia scatterà ogni anno dal 1° al 31 dicembre, durante la quale l'Agenzia delle Entrate si impegna a non inviare nuove comunicazioni derivanti dai controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni fiscali (ex artt. 36-bis, 36-ter DPR 600/73 e art. 54-bis DPR 633/72), né lettere di compliance o inviti a mettersi in regola.

Le ragioni della tregua: rispetto dei tempi e dignità del contribuente

Il legislatore ha voluto riconoscere al contribuente — persona fisica o impresa/società — un momento di “respiro” durante festività e fine anno, periodi delicati per contabilità, chiusure operative, bilanci. La tregua si colloca nel solco di una filosofia evolutiva: fare del rapporto tra Amministrazione e contribuente un rapporto non solo sanzionatorio, ma anche di dialogo e razionalità.

A differenza della tregua estiva (che sospende anche termini e adempimenti dal 1° agosto al 4 settembre), quella natalizia riguarda soltanto la notifica.

Così, viene privilegiata la tutela di famiglie e operatori economici in un momento tradizionalmente critico, evitando lo “stress fiscale” mentre si conclude un anno e se ne programmano gli impegni del successivo.

Un'evoluzione nella gestione del calendario fiscale

La tregua natalizia va letta in un contesto più ampio: la riforma avviata con il D.Lgs. 1/2024 mira a ridisegnare il “calendario fiscale italiano”, introducendo pause regolari e prevedibili.

L'obiettivo è duplice:

  • garantire più armonia fra vita privata, attività economica e obblighi fiscali;
  • ottimizzare la gestione degli atti da parte dell'Amministrazione e ridurre i picchi operativi.

Così come la tregua estiva (per adempimenti, notifiche, versamenti), anche quella natalizia diventa parte di un pattern strutturale.

Tuttavia, la tregua natalizia mostra alcune debolezze strutturali:

  • effetto rinvio piuttosto che riduzione: le notifiche semplicemente slittano, senza che si riduca il carico complessivo;
  • accumulo di atti e scadenze a inizio anno, con rischio di errori, dimenticanze, contenziosi o pagamenti frettolosi;
  • confusione sulle eccezioni: non è sempre chiaro quali atti siano considerati urgenti o indifferibili, e quando la tregua non si applica;
  • dipendenza dalla effettiva buona volontà dell'Amministrazione: la tregua esiste solo se l'ente la rispettata; atti urgenti o causali “di comodo” possono aggirare il blocco.

Una sospensione “opportunistica”, senza modifiche profonde al sistema, rischia più di creare distorsioni che di facilitare la compliance.

Cosa viene sospeso

La disciplina è contenuta nell'art. 10, comma 1, del decreto: due sono i periodi “bloccati”: 1–31 agosto e 1–31 dicembre.

  • esiti dei controlli automatizzati delle dichiarazioni (art. 36‑bis DPR 600/73; art. 54‑bis DPR 633/72);
  • esiti dei controlli formali delle dichiarazioni (art. 36‑ter DPR 600/73);
  • lettere di compliance/inviti al contraddittorio/richieste di pagamento in via bonaria;
  • liquidazioni di imposte su redditi a tassazione separata, se soggette a controllo automatizzato.

Cosa resta oggetto di possibile notifica

  • Atti urgenti, notifiche che incidono su termini di decadenza o prescrizione, atti in presenza di profili penali, procedure di riscossione coattiva.
  • Termini di pagamento e ravvedimento: la tregua riguarda solo la notifica, non sospende termini o scadenze.

In altre parole: la tregua blocca le notifiche “su massa”, non cancella le obbligazioni né ferma le scadenze operative.

Inoltre, nonostante lo stop natalizio degli invii, non c'è alcuna sospensione per chi ha già ricevuto atti prima del 1° dicembre: i termini di pagamento, ravvedimento o impugnazione continuano a decorrere normalmente.

Infine, la sospensione non neutralizza la possibilità di notifica degli atti urgenti o con effetti su termini di prescrizione e riscossione: per quei casi, la “tregua” non c'è.

Effetti reali e conseguenze della sospensione

Molti operatori del settore segnalano che la sospensione di dicembre non rappresenta una riduzione delle comunicazioni, bensì uno slittamento a gennaio‑febbraio. Le lettere non spedite a dicembre vengono accumunate nei primi mesi del nuovo anno, generando:

  • picchi di lavoro per commercialisti e consulenti;
  • rischi di sovrapposizione di atti e scadenze ravvicinate;
  • congestione degli strumenti telematici (PEC, cassetto fiscale, portali di adempimento), con possibili ritardi o errori;
  • un “effetto sorpresa” per contribuenti distratti: ricevere decine di comunicazioni contemporaneamente può complicare la reazione tempestiva.

In pratica, la tregua natalizia può tradursi in una congestione fiscale post‑festività, che in ogni caso ha il vantaggio di non coincidere con un periodo di lavoro professionale ed amministrativo a ritmi ridotti. In altre parole, meglio una congestione dopo le feste natalizie che durante le stesse.

In prospettiva, strumenti come la tregua fiscale possono rappresentare non solo un atto di attenzione formale, ma un tassello della riforma strutturale del rapporto tra contribuente e amministrazione, orientato alla collaborazione e alla trasparenza piuttosto che al mero controllo repressivo

Osservazioni: tregua sì, ma non disarmo

In conclusione, la “tregua fiscale natalizia” introdotta dal D.Lgs. 1/2024 rappresenta un segnale positivo: un riconoscimento della complessità dei rapporti fiscali e un atto di attenzione verso contribuenti e imprese. Un aiuto concreto, soprattutto in un periodo come quello di fine anno.

Ma come spesso accade, la tregua è soltanto una pausa - non una cancellazione. Gli obblighi restano, le scadenze scattano, e il Fisco tornerà a bussare, puntuale come sempre. Occorre affrontare questo tempo “fermato” con consapevolezza, preparazione e rigore. Tuttavia, non si può che valutare in maniera positiva questa scelta di evitare il temuto ingolfo delle notifiche di fine anno, per la scadenza dei termini di decadenza dei vari atti amministrativi, in una fase in cui le attività professionali (come del resto gran parte delle attività pubbliche e private) funzionano a ritmi non ordinari.

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