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La Corte costituzionale, con sentenza 13 novembre 2025 n. 167, si è espressa sulla normativa relativa alla perequazione delle pensioni per l’anno 2023, confermando la legittimità delle regole introdotte dalla Legge di Bilancio 2022. Il nuovo meccanismo, che prevede una rivalutazione automatica integrale solo per le pensioni pari o inferiori a quattro volte il minimo INPS e percentuali decrescenti per gli importi superiori, è stato ritenuto conforme ai principi costituzionali.

Il ragionamento della Consulta

Secondo la Consulta, la riduzione della percentuale di rivalutazione non rappresenta un “prelievo coatto” o una misura di natura tributaria, ma un semplice risparmio di spesa finalizzato a garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Il sistema di “raffreddamento” della dinamica perequativa, applicato in modo inversamente proporzionale rispetto all’importo delle pensioni, non viola il principio di eguaglianza né quello di ragionevolezza.

In particolare, la sentenza chiarisce che la perequazione automatica è uno strumento tecnico che permette di mantenere l’adeguatezza dei trattamenti pensionistici rispetto all’inflazione, lasciando comunque al legislatore la discrezionalità di stabilire il livello di tutela necessario in base alle risorse disponibili. Non esiste, quindi, un obbligo costituzionale di adeguamento annuale per tutti i trattamenti pensionistici.

La Corte costituzionale sottolinea, inoltre, che la misura adottata salvaguarda pienamente le pensioni di importo più basso, ampliando la platea di chi beneficia della rivalutazione integrale e adottando criteri proporzionati per gli assegni più elevati.

Non si configura alcuna discriminazione tra pensionati e lavoratori in attività, in quanto i meccanismi di adeguamento delle retribuzioni sono differenti e non comparabili.

Le conclusioni

Infine, il giudice costituzionale invita il legislatore a valutare con prudenza eventuali future modifiche al regime ordinario di perequazione, sottolineando l’importanza di evitare interventi negativi improvvisi che potrebbero incidere sui comportamenti di spesa delle famiglie.

Fonte: C.Cost.13 novembre 2025 n. 167

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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