Nel contesto della consultazione europea sul riesame degli orientamenti antitrust sulle concentrazioni, Assonime ha pubblicato un position paper che analizza criticità e prospettive di riforma, avanzando tre proposte operative volte a orientare la bussola europea verso un modello più attuale, flessibile e in linea con le sfide dell’economia digitale e globale. Limiti dell’impostazione attuale e necessità di riforma Gli orientamenti UE sulla valutazione delle concentrazioni hanno garantito, nel tempo, maggiore uniformità e prevedibilità delle decisioni in materia, riducendo l’incertezza interpretativa e favorendo la convergenza della prassi applicativa a livello europeo e nazionale. Tuttavia, secondo Assonime, mostrano oggi i limiti del tempo: sono considerati troppo statici e conservativi, basati quasi esclusivamente su variabili come prezzo e quote di mercato, e inadeguati a cogliere le nuove dimensioni della concorrenza, le dinamiche della digitalizzazione, l’innovazione e la sostenibilità. Alla luce delle evoluzioni dei mercati, dei modelli di business e delle priorità strategiche dell’Unione – tra cui politica industriale, digitalizzazione e sostenibilità ambientale – il processo di consultazione è visto come un’occasione fondamentale per modernizzare tali Orientamenti. L’obiettivo: renderli capaci di rispondere a una concorrenza multidimensionale e a uno scenario geopolitico in rapido cambiamento, adottando un approccio olistico, intersettoriale e tecnologicamente neutrale. Le tre proposte di Assonime Valorizzare l’innovazione e gli effetti di medio-lungo periodo: Assonime suggerisce di superare l’attuale equazione “prezzi-bassi = concentrazione legittima”, includendo l’innovazione e il valore degli asset immateriali (R&S, brevetti, progetti, investimenti strategici) tra le dimensioni indipendenti della valutazione antitrust. Il parametro del “sufficient level of likelihood” dovrebbe misurare l’impatto dell’operazione sulla capacità inventiva e sulla rivalità tecnologica, considerando anche i mercati collegati e il medio periodo. Efficienze e benefici come elementi centrali: viene chiesto di qualificare le efficienze e i benefici di una concentrazione non solo come difese o elementi controfattuali, ma come parte integrante dell’assessment. Tali benefici devono essere significativi, prevedibili, capaci di produrre vantaggi per il mercato (e non solo per l’impresa), anche se non sempre misurabili nel breve periodo. Si suggerisce l’uso di metodi quantitativi avanzati e strumenti di analisi del rischio per valutare qualità e trasferibilità delle efficienze, con attenzione a innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Evitare presunzioni strutturali negative: Assonime mette in guardia contro l’introduzione di presunzioni strutturali negative che rischierebbero di gravare eccessivamente sulle imprese, senza essere supportate da studi di settore solidi e comparabili. Occorre confermare la ratio della disciplina europea sulle concentrazioni: non un divieto, ma un controllo preventivo su una fisiologica attività d’impresa, evitando l’applicazione indistinta di indici strutturali che potrebbero produrre falsi positivi e compromettere innovazione e competitività. Verso una governance più trasparente e prevedibile Infine, Assonime sottolinea l’importanza di garantire che ogni operazione sia valutata da un’unica autorità, secondo il principio del “one-stop-shop”, e che eventuali interessi diversi (sicurezza, resilienza, ecc.) vengano gestiti con appositi sub-procedimenti e coordinamento tra istituzioni, per evitare processi paralleli o sovrapposti. Una riforma in questa direzione non solo renderebbe più efficaci i processi di concentrazione e consolidamento delle imprese europee, ma contribuirebbe in modo sinergico alla promozione delle priorità strategiche dell’Unione: competitività, innovazione e sostenibilità.
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