In questo contributo si esplora il ruolo della governance partecipata, alla luce dell'art. 46 Cost. e delle più recenti proposte normative che valorizzano la partecipazione dei lavoratori alla gestione, nell'ambito delle imprese familiari e del passaggio generazionale che le riguarda. Si approfondiscono, inoltre, i temi della leadership femminile, del coinvolgimento del capitale umano fedele e del potenziale rigenerativo di una successione aperta alla comunità. Un modello generativo e costituzionalmente orientato per l'impresa del futuro. Passaggio generazionale: questione economica e costituzionale Il sistema imprenditoriale italiano è fortemente radicato nella tradizione delle imprese familiari, che rappresentano circa l'85% delle imprese e producono oltre il 65% del PIL. Tuttavia, solo il 30% sopravvive al secondo passaggio generazionale, e meno del 13% alla terza. La continuità aziendale richiede dunque più di una successione legale: richiede visione, strumenti giuridici adeguati e un nuovo patto generazionale. Nel contesto costituzionale, l'art. 41 della Carta garantisce la libertà dell'iniziativa economica privata, ma ne pone anche un limite fondamentale: “Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Tale principio fonda una visione dell'impresa come soggetto autonomo ma responsabile, chiamato a contribuire al benessere collettivo. La società benefit: diritto societario al servizio dell'impatto L'introduzione della società benefit nell'ordinamento italiano (art. 1 c. 376-384 L. 208/2015) ha segnato un cambio di paradigma: l'impresa può formalizzare statutariamente il proprio impegno verso uno o più obiettivi di beneficio comune, integrando dimensioni economiche, ambientali e sociali. Questa qualifica giuridica si pone in perfetta continuità con l'art. 41 Cost., e rappresenta anche uno strumento concreto per accompagnare il passaggio generazionale: favorisce trasparenza, misurazione dell'impatto, e stabilisce ruoli specifici per garantire la coerenza delle azioni nel tempo. Il modello benefit applicato nel passaggio intergenerazionale, di cui un esempio è il caso Illy, è la dimostrazione concreta che si possa: rendere più robusto tale passaggio, facilitare operazioni di crescita e internazionalizzazione, allineare governance e impatto. La società benefit rende giuridicamente vincolante ciò che spesso è affidato alla sola volontà morale dell'imprenditore, la sua vocazione sociale. Economia civile e responsabilità intergenerazionale Accanto alla cornice giuridica, l'economia civile, riscoperta e promossa da Stefano Zamagni, fornisce l'orizzonte etico e culturale entro cui leggere il ruolo dell'impresa nella società. L'economia civile recupera i concetti di reciprocità, fraternità, cura e bene comune, contrapponendoli alla razionalità utilitarista dell'economia di mercato. “La responsabilità non è solo imputabilità. È prendersi cura” S. Zamagni. Nel passaggio generazionale, tale prospettiva si traduce in un patto intergenerazionale che supera la sola trasmissione patrimoniale, per abbracciare un progetto condiviso orientato alla sostenibilità integrale: economica, sociale, ambientale e relazionale. Governance inclusiva: tra art. 46 Cost., proposta di legge popolare e direttive europee Un elemento strategico per la rigenerazione d'impresa è la costruzione di modelli di governance inclusivi, capaci di valorizzare il capitale umano e creare consenso attorno alla missione dell'impresa. In questo quadro, la partecipazione dei lavoratori alla governance assume oggi un rilievo costituzionale, politico e sociale. L'art. 46 Cost. riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende, in vista dell'elevazione economica e sociale del lavoro. Per lungo tempo rimasto inattuato, tale principio sta conoscendo una nuova stagione di attenzione. In ambito europeo, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la proposta di direttiva sulla due diligence sostenibile (CSDDD) impongono alle imprese di integrare il punto di vista dei lavoratori nei processi decisionali legati alla sostenibilità, introducendo elementi di coinvolgimento attivo e strutturale. In Italia, questo movimento è stato recentemente rilanciato dalla proposta di legge d'iniziativa popolare, definitivamente approvata a maggio 2025: “La partecipazione al lavoro. Per una impresa partecipata dai lavoratori” che mira a definire un quadro normativo unitario e vincolante per promuovere la partecipazione dei lavoratori alla vita e alla governance delle imprese. Valorizzare le persone: fedeltà, professionalità e leadership femminile Una governance orientata alla rigenerazione non può prescindere dalla valorizzazione del capitale umano storico, dei collaboratori fedeli e dei manager che hanno maturato una conoscenza profonda della cultura aziendale. Al tempo stesso, crescono i casi di passaggi generazionali al femminile, in cui le figlie prendono le redini dell'impresa, portando con sé una leadership capace di integrare obiettivi di impatto, innovazione, cura e relazione. “La leadership femminile contribuisce a connettere la visione strategica con la sostenibilità integrata”. Accanto alla linea familiare, l'apertura a manager esterni motivati e competenti può garantire continuità nei casi in cui il passaggio interno non sia praticabile, evitando la dispersione del valore generato e preservando l'identità aziendale. Verso una rigenerazione collettiva dell'impresa familiare Il passaggio generazionale, se affrontato con strumenti coerenti e visione sistemica, può diventare una piattaforma di rigenerazione collettiva: un'occasione per ridefinire il patto d'impresa coinvolgendo la famiglia, i lavoratori, i territori e le nuove generazioni. La nuova normativa rafforza il tema della rigenerazione collettiva, inserendo la partecipazione lavorativa all'interno di un quadro costituzionale e valoriale che include: Art. 41 – la libertà economica deve rispettare l'utilità e la dignità sociale; Art. 46 – i lavoratori hanno diritto a collaborare nella gestione; il modello delle società benefit, che integrano nel proprio statuto la finalità di beneficio comune; i principi dell'economia civile, fondati sulla reciprocità, cura e bene comune. L'integrazione tra società benefit, economia civile, partecipazione lavorativa e principi costituzionali(artt. 41 e 46 Cost.) disegna un modello in cui l'impresa familiare non è solo custode di valore economico, ma agente di trasformazione sociale, ponte tra generazioni e garante di un'economia più umana, inclusiva e durevole. Un tale contesto rende l'impresa familiare non soltanto trasparente e partecipata, ma anche legittimata nella sua funzione sociale, coerente con una democrazia industriale matura e un'economia che aspira al bene comune. “Non si eredita un'azienda, si eredita una responsabilità” Conclusione La successione familiare non è solo una questione di equilibri interni: è una sfida democratica, sociale e culturale. Il quadro normativo e valoriale che emerge dalla Costituzione italiana e dall'evoluzione del diritto societario offre oggi strumenti per affrontarla in modo generativo e partecipato. Non è solo un modo di fare impresa, è un modo di essere. È questa la strada per rendere l'impresa familiare un soggetto attivo nella costruzione del bene comune.
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