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Fatti

La vicenda trae origine dalla sentenza con cui la Corte d’Appello di Ancona – in riforma della sentenza di primo grado – ha rigettato la domanda proposta da una società volta ad accertare la responsabilità di una fondazione per il grave inadempimento degli obblighi contrattuali derivanti da un patto di co-vendita di azioni del 2006. In forza di tale patto, la società aveva il diritto di vendere le proprie azioni alle stesse condizioni ottenute dalla fondazione qualora quest’ultima avesse ceduto una partecipazione superiore al 5% del capitale sociale della banca. La controversia nasceva dalla circostanza che, tra il 2009 e il 2010, la fondazione aveva effettuato quattro distinte cessioni azionarie e occorreva stabilire se queste dovessero essere considerate unitariamente ai fini del superamento della soglia del 5%. Secondo la Corte, non era fondata la tesi accolta dal primo giudice, secondo cui le quattro cessioni dovevano essere considerate parte di un’unica operazione. Tra le cessioni del 2009 e quelle del 2010, infatti, la banca aveva effettuato un aumento di capitale, che aveva modificato il numero delle azioni in circolazione e la relativa percentuale di partecipazione, ed era inoltre trascorso un considerevole lasso di tempo tra le diverse operazioni. Non era quindi possibile sommare le cessioni effettuate nel 2009 e nel 2010 ai fini del superamento della soglia del 5%, né deter...

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