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È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2026 il D.Lgs. 176/2026, che attua in Italia la Dir. UE 2024/1799 sulla promozione della riparazione dei beni e modifica in modo significativo il Codice del consumo.

Il decreto introduce un nuovo Titolo II-bis nella parte IV del Codice, dedicato espressamente alla “riparazione dei beni” acquistati dai consumatori quando il difetto si manifesta al di fuori della responsabilità del venditore per difetto di conformità.

Per rendere più trasparente il rapporto tra consumatore e riparatore, viene introdotto il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, che i riparatori possono fornire su supporto durevole prima di vincolare il cliente al contratto di riparazione. Il modulo è gratuito, salvo i soli costi necessari per l’eventuale diagnosi tecnica, e deve indicare in modo chiaro identità e contatti del riparatore, bene da riparare, tipo di intervento proposto, prezzo o criteri di calcolo con tetto massimo, tempi di esecuzione, disponibilità di beni sostitutivi e servizi accessori, nonché il periodo di validità dell’offerta. Le condizioni indicate nel modulo non possono essere modificate per 30 giorni, salvo accordo per un periodo più lungo, e se il riparatore non esegue la riparazione dopo l’accettazione del consumatore questi ha diritto almeno al rimborso dei costi di diagnostica.

Il punto centrale del decreto è l’obbligo di riparazione a carico dei fabbricanti per le categorie di prodotti per le quali gli atti dell’Unione Europea prevedono specifiche di riparabilità, elencate nel nuovo allegato II-decies al Codice del consumo: tra queste, lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, apparecchi di refrigerazione, display elettronici, apparecchiature di saldatura, aspirapolvere, server e sistemi di archiviazione dati, smartphone, telefoni cordless e tablet, prodotti con batterie per mezzi di trasporto leggeri e apparecchi per il riscaldamento d’ambiente domestico.

La riparazione deve avvenire gratuitamente o a prezzo ragionevole, entro un termine ragionevole dal momento in cui il fabbricante ottiene il bene, con possibilità di fornire un bene sostitutivo o, se la riparazione è impossibile, un prodotto ricondizionato.

Se il produttore è extra-UE, l’obbligo ricade sul rappresentante autorizzato, in mancanza sull’importatore e, in ultima istanza, sul distributore.

Il mancato rispetto degli obblighi sul modulo informativo, sull’obbligo di riparazione e sulle informazioni ai consumatori è sanzionato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato con multe da 5.000 a 50.000 euro, raddoppiabili nei casi più gravi o di recidiva, con destinazione del 50% dei proventi a un fondo del MIMIT per iniziative di promozione della riparazione.

È inoltre istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy un Osservatorio nazionale sulla riparazione, con la partecipazione di amministrazioni, autorità indipendenti, associazioni di consumatori e rappresentanze imprenditoriali, incaricato di monitorare l’evoluzione del settore, le criticità e le buone pratiche, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

Fonte: D.Lgs. 173/2026 (GU 7 ottobre 2026 n. 233)

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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a cura di

redazione Memento

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