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La Circ. Assonime 5 ottobre 2026 n. 22, in tema di previdenza complementare,fa emergere diversi profili critici che spaziano dall'efficacia reale degli automatismi alla complessa gestione delle deduzioni fiscali.

Quali sono le preoccupazioni inerenti ai vincoli d'investimento e ai potenziali squilibri competitivi nel mercato unico europeo?

Nodi comportamentali e limite di copertura

Sul piano partecipativo, si evidenzia come le sole novità normative non siano sufficienti a garantire un ampliamento duraturo della base degli aderenti. Permangono forti barriere culturali ed elevate carenze di alfabetizzazione finanziaria (financial literacy) che continuano a limitare l'adesione consapevole al secondo pilastro, richiedendo strategie aggiuntive rispetto al mero automatismo dell'iscrizione.

Incertezze applicative sul plafond di deducibilità (neo-occupati)

Sotto il profilo fiscale, l'innalzamento della soglia massima di deducibilità dei contributi a 5.300 euro ha generato rilevanti dubbi interpretativi per i lavoratori di prima occupazione. La mancanza di una disciplina transitoria specifica crea incertezze per i soggetti che si trovavano nel primo quinquennio di iscrizione prima del 2026, lasciando aperto il dubbio se il vecchio limite di 5.164,57 euro debba ancora applicarsi per il calcolo del plafond degli anni pre-2026. In assenza di chiarimenti ufficiali dell'Agenzia delle Entrate, la gestione dei plafond pregressi rimane complessa per gli operatori.

I vincoli stringenti sugli investimenti in venture capital

Particolare attenzione viene rivolta alle rigidità legate al rispetto delle quote minime di investimento obbligatorio in fondi di venture capital (FVC) per accedere all'esenzione fiscale sugli investimenti qualificati. L'obbligo di destinare quote crescenti verso un'asset class caratterizzata da minore liquidità e alta incertezza nei flussi di cassa può creare problemi nell'assicurare la regolarità dei flussi necessari a fronteggiare le prestazioni previdenziali. Inoltre, la disciplina del meccanismo di recupero a tassazione (recapture) risulta penalizzante: in caso di cessione volontaria dei titoli prima dei 5 anni (holding period), il recupero dell'imposta sostitutiva non può essere evitato neppure riallocando le somme in altri strumenti qualificati.

Il rischio di svantaggio competitivo per i fondi domestici

Sul fronte della tassazione dei dividendi e della normativa europea, l'innalzamento dall'11% al 20% della ritenuta applicata ai fondi pensione UE/SEE — volto a equipararli ai fondi italiani — rischia di essere superato dai futuri sviluppi normativi comunitari (proposta di Direttiva Taxation Omnibus) e dagli orientamenti della Giurisprudenza sulle restrizioni alla libera circolazione dei capitali. Qualora si giungesse all'esenzione totale dalle ritenute per i fondi esteri, si verrebbe a creare una paradossale discriminazione al contrario, traducendosi in uno svantaggio competitivo per i fondi pensione italiani, che rimarrebbero gli unici assoggettati all'imposta sostitutiva domestica.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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