Dal 1° ottobre 2026, l'UE introduce la regola del "fuso e colato" per le importazioni di acciaio extra-UE, imponendo agli operatori di presentare un certificato del produttore per sdoganare le merci. La riforma dimezza i contingenti tariffari a dazio zero e porta il dazio fuori quota al 50%, penalizzando chi non effettua una corretta due diligence della supply chain con il blocco dei beni alla dogana.
Per superare i controlli alla dogana e sdoganare le merci appartenenti alle categorie dei capitoli NC 72 e 73, le imprese dovranno esibire un certificato di fusione e colata rilasciato direttamente dal produttore, completo dell'indicazione del Paese di fusione e del relativo numero di colata. In caso di dati incompleti, le aziende potranno affiancare al certificato vari documenti commerciali integrativi come fatture, bolle di consegna, certificati di qualità o dichiarazioni a lungo termine del fornitore.
Per agevolare la transizione, è previsto un regime transitorio fino al 30 settembre 2027 che consentirà lo sdoganamento tramite la sola documentazione integrativa qualora il certificato principale non sia temporaneamente disponibile.
Questo intervento documentale si inserisce nel più ampio riesame del sistema di salvaguardia dell'acciaio nell'UE.
Il nuovo regime dimezza le quote di contingenti tariffari a dazio zero (TRQ), riducendole a 18,345 milioni di tonnellate distribuite su 26 categorie di prodotti, ed eleva il dazio fuori contingente al 50%.
La Commissione mantiene inoltre la facoltà di adeguare dinamicamente i volumi dei contingenti in base alle fluttuazioni del mercato. Data la severità della norma, l'assenza della documentazione richiesta comporterà l'immediato blocco delle merci e il rifiuto dell'importazione, imponendo agli operatori una tempestiva due diligence sulla propria supply chain.
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Tatiana Salvi
- Avvocato, Studio legale Armella & AssociatiRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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