Il dibattito sulla mobilità internazionale dei giovani italiani tende spesso a concentrarsi quasi esclusivamente sulla dimensione della “fuga” all’estero, misurandone l’entità e interrogandosi sulle ragioni che spingono un numero crescente di giovani a lasciare il Paese. Questa prospettiva, pur fondamentale, rischia, tuttavia, di lasciare in ombra l’altra componente della mobilità internazionale, ossia quella dei rientri, che ne rappresenta per molti versi una dimensione complementare.
È l'intento dell'ultimo focus della Fondazione studi Consulenti del Lavoro, intitolato "Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze", che evidenzia come quello che vede decine e decine di giovani italiani tornare in Italia stia diventando un trend ormai consolidato.
Caratteri della mobilità di rientro
Secondo il report, negli ultimi 5 anni sono stati oltre 129.000 i giovani italiani che hanno fatto rientro da un Paese straniero nel quale avevano trasferito la propria residenza. Si tratta di un flusso che negli ultimi anni ha assunto una consistenza crescente, a fronte di una dinamica delle uscite complessivamente più stabile.
Rispetto al quinquennio precedente (2016-2020) gli espatri sono aumentati del 2,1%, mentre i rimpatri hanno registrato una crescita del 32,9%. Rispetto al periodo 2011-2015 il numero dei rientri risulta più che raddoppiato.
Si è passati, infatti, da 26 rimpatri ogni 100 trasferimenti all’estero nel quinquennio 2011-2015, per arrivare a 31 rimpatri nel quinquennio successivo, e, infine, giungere a 40 tra il 2021 e il 2025
Motivi del rientro
I giovani che tornano in Italia lo fanno prevalentemente in una fase relativamente avanzata del percorso giovanile: l’età media al rientro è infatti di 29,6 anni. Il gruppo più numeroso è costituito dai 30-34enni (29,4%), seguito dai 25-29enni (26,4%), dai 35-39enni (23,6%) e, infine, dai 18-24enni (20,6%).
La distribuzione per età sembra, quindi, suggerire che il ritorno si collochi spesso dopo un periodo significativo trascorso all’estero, potenzialmente coincidente con una fase di formazione o di consolidamento delle prime esperienze professionali.
Secondo i risultati di dell'indagine condotta nel 2025 dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su un campione di italiani all’estero, le motivazioni del rientro sono riconducibili anche alla sfera privata e familiare: il 67,7% dei giovani rientrati indica, infatti, ragioni di questo tipo.
Accanto alla dimensione affettiva emerge con forza quella della qualità della vita e del benessere personale. La scelta del luogo in cui vivere non sembra essere valutata esclusivamente sulla base delle prospettive di reddito e carriera, ma attraverso un bilancio più ampio, nel quale entrano la serenità personale, le relazioni, la vicinanza agli affetti, la disponibilità di tempo e lo stile di vita. Il rientro può quindi risultare desiderabile anche quando implica un compromesso sul piano economico o professionale.
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