L’iter della riforma doganale
Nel maggio 2023, la Commissione europea ha presentato una proposta di riforma organica del quadro doganale dell’Unione europea, con l’obiettivo di modernizzare il sistema e adeguarlo all’evoluzione dei flussi commerciali internazionali. L’iter legislativo è proseguito negli anni attraverso un confronto tra le istituzioni europee, culminato nel raggiungimento di un accordo politico sulla riforma a marzo 2026 e l’approvazione del testo in via definitiva da parte del Consiglio avvenuta lo scorso 3 settembre. La riforma dovrà ora essere approvata formalmente dal Parlamento europeo, attesa per il mese di settembre 2026, cui seguiranno la firma dell’atto legislativo e la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.
Le novità per il commercio elettronico
Nell’ultimo decennio l’e-commerce ha registrato una crescita esponenziale. Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2025 il 78% delle persone nell’UE ha acquistato o ordinato beni o servizi online, mentre le vendite a distanza hanno generato il 19% del fatturato complessivo delle imprese europee, percentuale che ha raggiunto il 24% per le grandi imprese.
L’impatto di tale crescita è particolarmente evidente sul fronte doganale. Solo nel 2025, infatti, sono entrati nell’Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli in spedizioni di basso valore, pari a circa il 98% del numero complessivo degli articoli importati.
In ragione di tali volumi, si è reso necessario aggiornare il quadro normativo. Il nuovo codice, in primo luogo, chiarisce che le piattaforme di commercio elettronico extra-UE saranno considerate importatrici di merci, con la conseguenza che graveranno su di loro la responsabilità dell’esecuzione di tutte le formalità doganali e dei pagamenti dei dazi, esonerando da ogni dovere i consumatori finali dell’Unione europea.
Sarà introdotto, inoltre, un nuovo sistema di sanzioni per gli operatori del commercio elettronico che violano gli obblighi doganali, tra cui quello di garantire il rispetto delle norme dell'UE e il pagamento di dazi adeguati. Nei casi più gravi di non conformità, le sanzioni pecuniarie potranno arrivare fino al 6% del valore annuo delle merci importate dall'impresa nell'anno precedente, a cui potranno aggiungersi la perdita di determinati privilegi doganali e, nei casi previsti, limitazioni dell’accesso alle piattaforme online.
Sul fronte dei piccoli pacchi, dal 1° luglio 2026, il Consiglio ha eliminato la storica esenzione che permetteva l’ingresso nei Paesi UE di acquisti online extra-UE di valore inferiore a 150 euro, introducendo un dazio doganale forfettario provvisorio di 3 euro che resterà in vigore fino al 1° luglio 2028.
A tale misura, per contribuire a coprire l'aumento dei costi derivanti dal monitoraggio dei piccoli pacchi che entrano nell'UE attraverso l’e-commerce, entro il 1º novembre 2026, si affiancherà una tassa di gestione sulle piccole spedizioni, il cui importo sarà stabilito nei prossimi mesi dalla Commissione europea.
Nasce un nuovo status per gli operatori più affidabili
Uno degli elementi chiave della riforma è il rafforzamento del ruolo degli operatori affidabili, in particolare tramite l’introduzione di una nuova figura giuridica: il Trust & Check Trader, TCT. Il nuovo status si affiancherà a quello di Authorized Economic Operator (AEO) e ne rappresenta un’evoluzione, fondata su criteri di affidabilità e trasparenza ancora più stringenti. Tra i requisiti richiesti rientrerà, infatti, la necessità di essere in possesso di un’autorizzazione AEOF, il rispetto di standard elevatissimi di trasparenza, tracciabilità, digitalizzazione e governance interna, fornendo alle autorità doganali un accesso, quasi in tempo reale, ai loro registri elettronici e ai loro dati operativi.
In cambio, beneficeranno di procedure semplificate e vantaggi esclusivi, quali lo svincolo delle merci senza attendere l'intervento delle autorità doganali (a condizione che le informazioni necessarie siano disponibili in anticipo), la dilazione di pagamento dell'obbligazione doganale e controlli ridotti, l’autovalutazione delle proprie dichiarazioni doganali (self-assessment) e la riduzione sostanziale dei controlli fisici, risparmiando così tempo e denaro.
La riforma prevede, al contempo, un meccanismo di verifica e salvaguardia volto ad assicurare il mantenimento dei requisiti necessari per conservare lo status TCT. In presenza di elementi che facciano presumere una non conformità, l’Autorità doganale dell’UE (EUCA), in collaborazione con le autorità doganali competenti, potrà effettuare specifiche verifiche e raccomandare la sospensione o la revoca dello status. Qualora l’autorità nazionale non dia seguito alla raccomandazione o le misure adottate risultino insufficienti, la Commissione europea potrà, in ultima istanza, richiedere allo Stato membro interessato di procedere alla sospensione o alla revoca.
La nuova Autorità doganale dell’Unione europea
Nella proposta di riforma del quadro doganale dell’UE si rileva l’istituzione di un’Autorità doganale dell'Unione europea (European Union Customs Authority, EUCA), al fine di coordinare la governance dell'unione doganale.
Con sede a Lille, in Francia, l'EUCA sarà operativa a partire dal 2027 e assumerà un ruolo centrale nel coordinamento e nel supporto alle autorità doganali degli Stati membri. Tra i suoi principali compiti rientrano l’individuazione delle aree e dei criteri prioritari di controllo e il coordinamento della gestione delle crisi in ambito doganale.
La nuova Autorità opererà avvalendosi dell'EU Customs Data Hub, infrastruttura digitale destinata a costituire il fulcro del futuro ecosistema informativo doganale dell'Unione, mediante l'integrazione delle dichiarazioni doganali, dei dati commerciali e delle informazioni rilevanti ai fini dell'analisi del rischio. Tale strumento è concepito quale piattaforma unica di raccolta, elaborazione e condivisione delle informazioni doganali a livello unionale, con l’obiettivo di trasformare il patrimonio informativo derivante dai flussi commerciali internazionali in dati operativi immediatamente utilizzabili dalle autorità competenti. Sotto il profilo attuativo, la proposta di riforma prevede un’introduzione graduale della piattaforma digitale. A partire dal 1° luglio 2028, il suo utilizzo diventerà obbligatorio per le imprese che effettuano vendite a distanza di merci nell’UE. Dal 1° marzo 2031, gli altri operatori economici potranno avvalersene su base volontaria, mentre dal 1° marzo 2034 l’utilizzo del Data Hub diventerà obbligatorio per tutti gli operatori.
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