La Commissione UE ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia (caso INFR(2026)2088) a causa del trattamento fiscale applicato ai dividendi distribuiti da società controllate con sede in altri Stati membri dell'Unione Europea.
Secondo l'esecutivo di Bruxelles, l'attuale impianto normativo italiano non risulta allineato ai principi della direttiva sulle società madri e figlie (Direttiva 2011/96/UE), la quale nasce proprio con l'obiettivo di eliminare la doppia imposizione sui flussi di utili all'interno del mercato comune.
L'iniziativa della Commissione non ha colpito soltanto Roma: lo scorso 8 luglio 2026 sono state infatti inviate analoghe lettere di costituzione in mora anche alla Francia (INFR(2026)2087) e alla Germania (INFR(2026)2089), delineando un intervento coordinato sui tre principali motori economici dell'Eurozona.
Il nodo della doppia imposizione e i rischi per le imprese
Il fulcro della contestazione risiede nella frammentazione delle norme fiscali comuni. La legislazione italiana prevede un meccanismo di tassazione sui dividendi percepiti dalle società madri che, di fatto, genera una ripetizione del prelievo fiscale superiore rispetto ai limiti massimi consentiti a livello comunitario.
Questo ostacolo burocratico e finanziario finisce per gravare direttamente sulla competitività delle medie e grandi imprese italiane che operano su scala transfrontaliera. La reiterazione del tributo disincentiva lo sviluppo delle catene del valore europee e frena i flussi di investimento strategici all'interno del mercato unico.
Cronoprogramma: due mesi per evitare le sanzioni
Con l'invio della lettera di costituzione in mora si apre formalmente la fase pre-contenziosa della procedura. L'Italia dispone ora di una finestra temporale di due mesi per rispondere alla Commissione e presentare modifiche legislative o chiarimenti idonei a rimediare alle carenze riscontrate.
Qualora le contromisure o le risposte fornite dal governo italiano non dovessero risultare soddisfacenti, la Commissione UE potrà procedere con lo step successivo, ovvero l'emissione di un parere motivato, ultimo passaggio prima dell'eventuale deferimento del Paese davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
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Giovanni Incerto
- Dottore Commercialista -Revisore Contabile, Studio Gnudi e associatiRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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